Afasia (disfasia)

Perdita della capacità di comprendere ed esprimere il linguaggio verbale precedentemente acquisito o incapacità di strutturarlo a causa di lesioni cerebrali pur in presenza di capacità uditive. L’afasia si suddivide in sensoriale o recettiva, motoria o espressiva. L’afasia sensoriale è l’incapacità di comprendere il significato delle parole, l’afasia motoria, l’incapacità di parlare nonostante le competenze neurologiche siano normali. Nell’afasia globale sono presenti contemporaneamente l’afasia motoria e l’afasia sensoriale. Un soggetto afasico, nonostante i differenti livelli di gravità, può presentarsi con una produzione locutoria priva di articolazioni grammaticali e sintattiche, composta da poche sequenze vocali o da parole riferite a oggetti di uso comune o di uso affettivo e assai simile alla produzione di un bambino nel periodo della parola-frase. Alcuni soggetti meno compromessi possono aver mantenuto abilità elocutorie ma queste sono disorganizzate, scarsamente accompagnate da abilità espressivo-facciale e gestuale. La frequenza e il ritmo respiratorio sono spesso alterati così come ogni altra struttura ritmica. Sovente queste persone si presentano goffe e impacciate in ogni loro espressione cinetica, specie nella motricità fine delle mani, con una lateralizzazione non ben strutturata, un’organizzazione spaziale deficitaria e, a volte, una difficoltà nell’atto masticatorio. In molti si riscontra anche un’alterazione psico-affettiva che li rende tendenti all’isolamento e all’aggressività. In accoglienza di quanto esplicitato dalla psichiatria nel definire il disturbo afasico, la Pedagogia Clinica, muovendosi nel rispetto della globalità, agisce in un’ottica educativa per conoscere le difficoltà e i disagi che derivano da tale disordine simbolico del linguaggio, individuando i possibili spazi operativi attraverso i quali è possibile, con finalizzate e molteplici strategie tecniche e metodologiche, intervenire.