Alimentazione

All’atto di alimentarsi affidiamo e riconosciamo importanti valori che, se imbrigliati in una rete di regole sociali, mode, attitudini personali, sovente convertiamo in abitudini. I comportamenti alimentari sono immagini della nostra società, riflettono i tabù di origine religiosa, l’influenza dei media, i conflitti e le separazioni delle classi sociali, convergono e riassumono la costante oscillazione tra libertà e repressione. Il gusto e il profumo dei nostri cibi preferiti possono assumere il significato del peccato originale dei sensi, come trasgressione o come momento dialogico, costruttore di gioia, di piacere, di unione e di amicizia. Nel rivolgersi all’alimentazione è necessario considerare il contributo offerto dalle papille gustative. Il gusto, assieme all’olfatto, permette di percepire con raffinatezza il piacere degli alimenti. È interessante osservare anche come le diverse senso-percezioni gustative, olfattive e tattili interagiscono tra loro. Quelle gustative si possono combinare con le olfattive e con le tattili ed è attraverso di esse che si prova piacere nei cibi e nelle bevande. Il sistema gustativo è in stretta relazione con il sistema somato-sensoriale quando, per esempio, proviamo piacere nel leccarci le dita e le labbra su cui si è posato del cibo. L’interazione sensoriale è rappresentata anche tra la senso-percezione visiva e il gusto, basti pensare all’aspetto dei cibi, allo sbiadirsi e al deteriorarsi dei colori, al raggrinzirsi della superficie e a quanto ciò alteri la qualità del sapore e della consistenza. Con il gusto interagisce anche l’udito. I rumori possono irritare il soggetto tanto da creare una distrazione interna e limitare le qualità gustative dell’alimento. Un particolare interesse va poi riconosciuto al ruolo psico-affettivo della stimolazione e della soddisfazione del cibo. Alle risposte sensoriali legate al soddisfacimento del bisogno alimentare fanno certamente da intermediari della nutrizione gli aspetti edonistici. Il carattere affettivo dei sapori nell’alimentazione corrisponde a due particolari bisogni psicofisiologici: il bisogno di alimentarsi, cioè la fame e la sete, e l’inverso, la sazietà, che contribuisce alla regolazione e all’equilibrio fra quantità e qualità; un equilibrio che si genera altresì con l’apporto delle sensazioni dell’apparato digerente. Anche se non sempre perfettamente circostanziate, esse sono talora poco e talvolta molto intense, a volte evanescenti e confuse, con diverse sfumature psichiche che si ripercuotono sulla coscienza. Il contributo di ciascuna sensazione raggiunge comunque il risultato di offrire alla coscienza un effetto comune, un’unità e un’individualità di appetito, di fame o di sete. Dalla sensazione della fame si tiene distinta quella di appetito. Quest’ultimo è congiunto all’idea del cibo e varia secondo la specie dei cibi a cui ci riferiamo. L’appetito è legato a un certo alimento rievocato e appare con un particolare ritmo, a una certa ora, a volte anche dopo un pasto abbondante. È quindi una sensazione di bisogno e non di deficienza; una sensazione piacevole che si fa acuta per un intervento estraneo alle cause puramente fisiologiche e, a differenza della fame, che cresce continuamente, l’appetito appare con un eccitamento improvviso e perfino molesto se non è appagato. La fame è il sintomo che i principi nutritivi di cui il corpo ha bisogno sono venuti meno: essa si presenta con una sensazione di crampo allo stomaco, di languore, spossatezza, estenuazione, giramento di testa e ha un effetto diffuso che colpisce direttamente la personalità. Se non è soddisfatta i muscoli rischiano di divenire pesanti o flaccidi, la vitalità diminuisce, la temperatura corporea si abbassa e altrettanto frenata può essere l’organizzazione del pensiero, con facili cadute mnestiche, un senso di grande irritabilità, di inquietudine e ansia diffuse in tutta la persona. L’equilibrio psichico è instabile e le reazioni ad avvenimenti esterni possono essere eccessive. La fame e l’appetito possono essere anche strettamente legati all’età. I giovani li sentono in maniera più pressante rispetto agli adulti e agli anziani e per questo la loro resistenza di fronte a una mancata soddisfazione è assai limitata. La fame può essere patologica per esagerazione, per soppressione e per degenerazione alimentare. Nel primo caso si ha un eccesso di alimentazione che raggiunge gradi di intensità superiori ai bisogni: bulimia e obesità. Nel secondo si ha una soppressione della sensazione di fame: anoressia. La degenerazione alimentare è il soddisfarsi di sostanze improprie.