Angoscia

Il termine compare per la prima volta ne Il concetto d’angoscia (1844) di Søren Kierkegaard. Viene definita “inquietudine di carattere metafisico che l’uomo prova in riferimento all’esistenza”, e considerata perciò come una condizione che emerge quando la persona si pone davanti a una scelta. Nel 1926 Freud, in Inibizione e angoscia, la propone come nevrosi dell’Ego che, nell’imminenza del pericolo, anticipa le reazioni ed è percepita dall’Io come una situazione catastrofica, tale da mettere in crisi la sua capacità di controllare e gestire le pressioni del Super Io e dell’Es. Attualmente l’angoscia è considerata uno stato psichico cosciente caratterizzato da un sentimento intenso di inquietudine, di apprensione e di incertezza, un senso di frustrazione e malessere, una sofferenza che può degenerare anche in diversi disagi (angoscia di castrazione infantile o angoscia esistenziale) e presentarsi con manifestazioni anche psicosomatiche (dispnea, tachicardia, alterazioni del tono). I racconti di chi si trova a vivere questa condizione riferiscono: “L’angoscia mi fa essere molto agitata e spaventata soprattutto perché mi inseguono pensieri di essere stanca di vivere, non ho emozioni, sono infelice, accompagnata da fitte al cuore, ho paura di non vedere più il sereno”. L’origine è apparente, non immediatamente percepibile ed esprimibile, può essere a carico del sentimento di libertà, di un passato che possa ripetersi, di un nulla esistenziale; tutto ciò differenzia l’angoscia dalla paura, che è il timore di qualcosa di ben preciso, e dall’ansia, processo di adattamento dell’Io di fronte ai pericoli che presenta la realtà. Tali distinzioni sono indispensabili per un intervento utile ad affrontare uno sconvolgimento emozionale sostenuto da uno stato di infelicità acuta. L’impegno nell’aiutare queste persone a fronteggiare situazioni così difficili richiede spesso un contributo pluridisciplinare, sia per l’approfondimento diagnostico, che potrà essere esercitato dallo psicologo, sia per il probabile necessario sostegno farmacologico a cui dovrà provvedere lo psichiatra. Il Pedagogista Clinico® potrà inserirsi contemporaneamente a questi specialisti per offrire, per mezzo del suo intervento, caratterizzato dalle sue tecniche e dai suoi metodi, l’opportunità alla persona di ritrovare un equilibrio indispensabile a un processo di cambiamento.

    Angoscia, colpa e paura