Apprendere dall’allievo

Azione che permette all’insegnante di individuare immediatamente ciò che inibisce e frena l’allievo e ciò che lo favorisce e di conseguenza aiutarlo. L’insegnante, secondo i principi della Pedagogia Clinica, non ha bisogno di utilizzare modalità discriminatorie clinico-nosografiche, strumenti o schede di valutazione, poiché non deve valutare bensì conoscere l’allievo, imparare da lui, e solo dopo avere appreso “la lezione” può iniziare a insegnare. L’allievo comunica il suo essere e il suo esistere, le sue necessità per mezzo di cinemi, di esibizioni fisiognomiche e di linguaggi testimoni; all’insegnante spetta lo sforzo di decifrarli e comprenderne i significati. Il potenziale maturazionale può essere conosciuto e appreso da ogni comunicazione che l’allievo invia per mezzo del repertorio semiotico della produzione segnica, della rappresentazione posturale, della polisemia tattile-corporea, del sofisticato strumento tonematico e l’esplorazione dei significati narrativi in ogni loro funzione semantica e sintattica. L’allievo si propone come un testo che narra di , un libro che ci offre inoltre in lettura il campo semantico delle passioni, delle sensazioni ed emozioni o feelings, espresse con i segni della meraviglia, dell’ammirazione, del desiderio, della tristezza… Ogni atteggiamento, ogni movimento, abitudine, stato di malessere o di benessere, armonia o mancanza di equilibrio, ogni modo accanito per affermarsi o per difendersi, mette in evidenza i legami connessi alle emozioni e agli stati psicofisici; un prezioso processo conoscitivo da cui è possibile mettere in atto un valido aiuto.