Apprendimento

Cambiamento che avviene in una persona come risultato dell’esperienza e della pratica che lasciano tracce emozionali sia nelle connessioni neuronali che nelle strutture cerebrali. Gli apprendimenti sono tanti e in quanto modificazioni dell’essere vivente non finiscono mai. Si può fare una distinzione fra gli apprendimenti che possiamo definire “naturali” e quelli di tipo scolastico. Fra i primi, possiamo annoverare gli apprendimenti motorio, prassico, gnosico, del linguaggio e sociale. Essi si sviluppano spontaneamente, a condizione che sia avvenuta una maturazione biologica che abbia rispettato l’evoluzione, che siano presenti una motivazione, un buon equilibrio emotivo e continui stimoli ambientali adeguati e sufficienti. Per i secondi, gli apprendimenti di tipo scolastico, oltre alla maturazione biologica e ai fattori emotivo-motivazionali, occorrono degli stimoli specifici, che dovrebbero far parte della didattica pedagogico clinica. Allora saranno possibili gli apprendimenti di compitazione, della lettura, dell’espressione scritta e del calcolo. Nella gerarchia degli apprendimenti si distinguono vari livelli: l’apprendimento associativo (condizionamento), discriminativo, concettuale (il principio che lega un insieme) e l’apprendimento per simboli (formazione di un’idea che corrisponde a un oggetto della realtà e lo rappresenta pur non essendo identico a esso). La Pedagogia Clinica, tali esperienze apprenditive le considera sempre nel loro rapporto con lo sviluppo affettivo. L’apprendimento, nella sua complessità, è una funzione globale della personalità in quanto vengono attivati meccanismi neuro-sensoriali e psichici, non soltanto cognitivi, ma anche affettivi e motivazionali. Esso procede attraverso una riorganizzazione del materiale da apprendere, un’elaborazione e interazione con altro materiale appreso in precedenza, un accumulo organizzato nel magazzino di memoria a lungo termine, un richiamo da questo magazzino e un’attivazione al momento dovuto. L’apprendimento, in quanto funzione globale, necessita di tener conto dei fenomeni che a esso sono legati: la motivazione, l’attenzione, la memoria, lo stato emotivo, l’informazione, l’organizzazione temporo-spaziale, la lateralizzazione, la struttura ritmica e le abilità pratto-gnosiche. Ciò obbliga la Pedagogia Clinica, nella sua costante ricerca, a promuovere attenzioni necessarie nella scuola e chiede agli insegnanti, ancora prima di offrire stimoli agli allievi, di apprendere da ciascuno i suoi stati di vera necessità e le vie attraverso le quali soddisfarli. L’insegnante ha il compito di osservare, leggere, verificare e conoscere le Potenzialità, le Abilità e le Disponibilità, (PAD), le caratteristiche psicofisiche e lo stile comportamentale dell’allievo, individuare e comprendere l’origine e il valore di ogni sua manifestazione. Un insegnante professionalmente preparato sa che soggetti con abilità diverse possono raggiungere, in altro modo, per altra via, con altri mezzi e in momenti differenti, un adeguato apprendimento, e ha l’obbligo di individuare lo speciale percorso lungo il quale deve condurli. Egli deve tornare a essere centro e perno dell’impegno pedagogico clinico mirato a sviluppare le capacità, le attitudini, le disponibilità, incoraggiare l’originalità, la creatività, potenziare l’individualità di ciascun allievo in un integrato schema collettivo e per questo deve basarsi su una metodologia che superi il mero criterio dell’istruzione per volgere verso un’educazione artefice dell’apprendere con profitto.