Attaccamento

Processo riferibile alla progressiva maturazione affettiva e sociale del bambino. Riguarda tutti gli atteggiamenti e le modalità iniziali mediante i quali il bambino piccolo avvia la ricerca del contatto e della sicurezza con un individuo della propria specie. La visione pedagogico clinica tiene conto del valore educativo, globale e individuale di questo particolare processo, dello sviluppo sociale che si realizza attraverso la maturazione del corredo biologico e della comparsa di capacità percettive e cognitive sempre più complesse. Il bambino, fin dalla nascita, ha un’organizzazione sensoriale e percettiva che gli permette di processare e selezionare attivamente l’informazione sensoriale che gli proviene dall’ambiente. In particolare, attraverso la sensibilità cutanea, egli soddisfa il suo bisogno di contatto e di calore, sperimentando un’interazione con chi si prende cura di lui. Si costruisce così il primo legame affettivo. La percezione visiva gli permette di discriminare schemi visivi e di rivolgere un’attenzione selettiva a quelli schemi con determinate caratteristiche (complessità, movimento, solidità, luminosità) come il volto umano. La percezione uditiva gli consente di dare risposte differenziate a seconda della tonalità, intensità e durata dei suoni, e quindi una risposta selettiva a suoni con caratteristiche del linguaggio umano. Anche se il Pedagogista Clinico® non si attiene alle fasi e agli stadi poiché ritenuti troppo limitativi e rigidi, non disconosce l’importanza degli studi che sono stati condotti sullo sviluppo di attaccamento, per cui ne considera il valore implicito. Alla luce di questo rileva che intorno ai 3 mesi il bambino è orientato dai segnali senza poter discriminare la persona (stadio dell’oggetto precursore di Spitz), in seguito invia segnali verso una o più persone discriminate (stadio dell’oggetto libidinale di Spitz), quindi si affaccia la protesta della separazione a cui segue la paura dell’estraneo: le risposte positive nei confronti di persone sconosciute cessano e vengono sostituite da risposte negative con esitamento, rifiuto e pianto (equivale all’angoscia dell’estraneo di Spitz). A circa 9 mesi il bambino è capace di allontanarsi dalla madre perché può evocarla mentalmente (equivale alla fase “separazione-individuazione”). Nell’analisi dello sviluppo del legame di attaccamento è interessante conoscere quali sono i comportamenti di attaccamento che il bambino mette in atto per avvicinarsi alla mamma (comportamenti di accostamento) e per far avvicinare quest’ultima a (comportamenti di segnalazione). Tra i comportamenti di accostamento, il piccolo, fin dalla nascita attua la suzione per fini non alimentari, più tardi, a circa 9 mesi segue e cerca la madre. Per farla avvicinare a utilizza il pianto, il sorriso e le vocalizzazioni. Il pianto, che può essere di fame, di dolore e di irritazione dopo la terza settimana si presenta come uno “pseudopianto” con caratteristiche differenti e facilmente riconoscibili. Segue poi il pianto con significato relazionale. A circa 6 settimane è provocato dalla scomparsa della figura umana, non per motivi di tipo affettivo, ma per un cambiamento della stimolazione percettiva, per cui il bambino si calma presto; intorno al quinto mese è scatenato dall’assenza della persona e la protesta è orientata verso la figura assente, quindi il piccolo si calma solo alla sua ricomparsa; in seguito piange per la presenza dell’estraneo, appare angosciato e ricerca la madre. Sono inibitori del pianto la suzione non alimentare, il contatto fisico, il dondolio. Più tardi il bambino si calma se qualche oggetto attraversa il campo visivo, poiché è aumentata la sua capacità di esplorazione visiva e, approssimativamente, dalla quinta settimana, anche le stimolazioni di natura sociale come la voce o volti umani inibiscono il pianto. Il sorriso è assai utilizzato per far avvicinare la madre. Durante la prima settimana è presente il “sorriso-smorfia” che ha un carattere riflesso e non può essere considerato come segnale. Il “sorriso sociale” compare all’incirca nella terza settimana, quando il bambino risponde col sorriso alla vista di una maschera con due punti che prefigurano gli occhi e, quindi il volto umano. Segue il sorriso alla voce e poi al volto, quindi, intorno al secondo mese, il “sorriso sociale selettivo”: il piccolo può dare risposte agli stimoli esterni rappresentati dalla voce e dal volto della madre, e non darne a quelli, sempre esterni, rappresentati dalla voce e dal volto degli estranei. Il più importante comportamento di segnalazione che il bambino usa per far avvicinare la madre è rappresentato dalle vocalizzazioni, radici del linguaggio verbale. A partire dalla terza settimana egli emette dei vocalizzi che sono funzionalmente e morfologicamente legati al pianto. Sono a genesi propriocettiva e non hanno significato comunicativo. Solo a tre mesi circa compaiono le prime “reazioni circolari”, per cui il bambino sente le vocalizzazioni da lui emesse e quelle della madre. Seguono le prime imitazioni vocali, iniziando delle vere e proprie “proto-conversazioni”. Dapprima la madre imita i suoni prodotti dal bambino (ecofonia), poi è quest’ultimo a imitare i suoni prodotti dalla madre (ecolalia). Egli risponde agli oggetti sociali, a voce e volto umani, quindi reagisce selettivamente a essi: sorride alla voce e al volto della mamma, ma non sorride alla voce e al volto dell’estraneo, e infine si attacca a una figura particolare. Ciò è dovuto alla maturazione dei processi cognitivi. Lo sviluppo cognitivo, attraverso gli emergenti processi di attenzione, percezione, apprendimento e memoria, si inserisce nel processo di sviluppo sociale. Ne consegue che quest’ultimo, strettamente collegato allo sviluppo cognitivo, dipende in gran parte dall’interazione che si stabilisce fra il bambino e l’adulto, il quale deve possedere una buona qualità” e una disponibilità all’interazione col bambino, caratterizzata dalla “fluidità” e dallo “scambio”. Su queste basi, in virtù di una progressiva maturazione cognitiva, e grazie all’interazione continua con l’adulto, il bambino sviluppa la propria personalità.