Attesa (prenatale)

Periodo che, nella visione della Pedagogia Clinica, va dalla nascita biologica, avvenuta al momento del concepimento, fino alla nascita anagrafica o conoscenza. L’attesa coinvolge ambedue le figure genitoriali, non può essere più circoscritta alla esclusiva gravidanza, processo esclusivamente materno che non include il padre, bensì a tutto ciò che emulsiona nella coppia dal momento in cui ha messo a disposizione i propri gameti per dar vita a un nuovo essere umano. Essa può essere vissuta con modalità differenti, per esempio tranquilla specie se è a seguito di un progetto programmato per scelta consapevole, oppure, può suscitare perplessità e dubbi su tutto ciò che rappresenta un’incognita, possono comparire paure non reali e quindi fantasmatiche che si riferiscono spesso al timore di avere un figlio con anormalità, rinforzato da sogni dello stesso contenuto, oppure la preoccupazione può essere rivolta al restringimento degli interessi sociali e limitazioni nelle relazioni. Alcune paure si possono presentare coinvolgendo unicamente la donna per la particolare partecipazione attiva alla trasformazione del corpo e la necessità di doversi adattare a una fase fisiologica nuova. Qualche volta la paura è proiettata sul dolore che il parto comporterà e per questo viene fatta richiesta di ricorrere al parto cesareo senza necessità obiettiva ostetrica, sacrificando così un’esperienza naturale che sancisce nella primipara il passaggio dall’essere figlia a essere madre. Una nota di diverso orientamento è rappresentata dalle fantasie sul nascituro, con gli occhi della mente, in accordo con i desideri dei genitori, che, se non sono eccessive, hanno una grande funzione psicologica: creare nella loro mente uno spazio per il bambino, una sorta di “culla psicologica”, nella quale egli si ritroverà al momento della nascita. In tutto questo è facile intravedere quante situazioni di aiuto si presentano al Pedagogista Clinico® durante il momento dell’attesa. Un esempio di attualità è l’uso pedagogico clinico dell’ecografia in gravidanza. Il medico, in questo caso l’ecografista, monitorizza il decorso della gestazione e ha una visione corretta della realtà osservabile; un dato importantissimo di cui oggi non possiamo fare a meno per tutelare la salute della gestante e del bambino. Ma a prendere a cuore e aiutare le persone a vedere cosa c’è sotto questa realtà osservabile, contattare le emozioni per valutare la risonanza affettiva, contenere le eventuali delusioni che la coppia in attesa prova di fronte a un esame ecografico che offre l’occasione a madre e padre di “vedere” con i propri occhi il proprio bambino molto tempo prima della conoscenza reale al momento della nascita, c’è il Pedagogista Clinico. Si apre allora uno scenario nuovo, in cui questi si muove applicando razionalmente i propri metodi nella gestione delle immagini ecografiche. Inserito in un team
di monitoraggio della gravidanza o nel proprio studio, egli può aiutare i genitori alla gestione delle fantasie, incanalandole nella funzione di creare uno spazio mentale per il bambino. E alla madre in particolare offre elaborazioni immaginative che confermino quanto non ci sia niente di più bello, di più poetico, di più estetico della nascita di una creatura, di un figlio che attende con gioia, e quanto essa sia privilegiata per averla generata e stringerla poi al petto.