Bocciatura

Fallito superamento di un esame o mancata promozione di un allievo da una classe scolastica a quella successiva. Viene utilizzata nella scuola per correggere e provvedere a sanare quando gli obiettivi prefissati dall’insegnante non sono stati raggiunti. Avendo un sapore punitivo, la bocciatura, che non ha certo valenza educativa, diventa un atto coercitivo, che ispessisce nell’allievo il senso del fallimento, originando smarrimento e reattività, manifestate o con indifferenza o con reazioni comportamentali che celano un profondo disagio e senso di mortificazione. È considerata dalla scuola un pretesto per dare tempo allo studente di recuperare, senza però prevedere, né analizzare cosa essa può provocare nella sua personalità. Se un soggetto non ha raggiunto gli obiettivi necessari al passaggio alla classe successiva, l’insegnante, attenta ai suoi processi maturazionali, conoscendone potenzialità e ostacoli, dovrebbe saper creare i presupposti per favorire e incentivare ogni opportunità educativa e didattica, indispensabile a promuovere in lui motivazione e intenzionalità. In una scuola in cui cultura, intelligenze, formazione e operatività non mancano, sono anzi patrimonio di un’elevatura del sapere, la bocciatura degli allievi si propone sempre come un fallimento derivato dall’insufficienza di un’organizzazione istituzionale che non vede nella maggiore consapevolezza del cittadino e nella sua capacità di autonomia, il motore per una crescita civile, economica e sociale. Occorre perciò una seria innovazione dell’organizzazione complessiva del sistema e un riconosciuto ruolo centrale e propositivo del docente.