Bullismo

Situazione in cui qualcuno (vittima) viene esposto, in modo ripetuto e continuativo, ad azioni negative e vessatorie da parte del persecutore. Affinché si possa parlare di bullismo è necessario che l’azione di prevaricazione sia stabile e continuata nel tempo, che vi sia una relazione asimmetrica tra le due parti e che la persona esposta alle azioni negative abbia difficoltà a difendersi o sia impotente di fronte agli attacchi. Le azioni aggressive possono realizzarsi attraverso attacchi fisici, come ad esempio colpi e percosse, o con offese e insulti o sottoforma di furti, oppure con beffe mediante smorfie e gestacci e l’esclusione intenzionale da un gruppo. Il danno che ne può derivare è morale, biologico ed esistenziale. Essendo spesso il bullo un minorenne, sono molti i casi in cui si prevedono responsabilità da parte di soggetti che rispondono per lui. Il bullismo è talvolta avvallato dall’eccessiva tolleranza e dall’educazione che i genitori impartiscono ai loro figli (culpa in educando), dagli insegnanti, nella misura in cui l’organizzazione scuola non permette il monitoraggio e il controllo sui comportamenti degli studenti (culpa in organizzando). Non può sfuggire quanta difficoltà vivono i giovani, la loro incapacità o impossibilità a stare bene con se stessi, con il proprio mondo interiore, ad aprirsi adeguatamente agli altri e a instaurare rapporti soddisfacenti con l’ambiente. Di fronte a queste situazioni, come alle attribuzioni di responsabilità, la Pedagogia Clinica chiede alle istituzioni educative di studiare, analizzare ogni processo destrutturante e dare significative risposte. Per tale fenomeno relazionale complesso si impone la necessità di individuare la costellazione di influenze condizionanti il processo di socializzazione e di intervenire per aiutare gli attori con un progetto teso a rafforzare l’immagine di Sé, l’autostima e la sicurezza.

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