Classificazioni

Sono riferibili a un inquadramento che ordina e sistema all’interno di una definizione aspetti uguali e omogenei (ICD 10 e DSM). Il Pedagogista Clinico®, che dalla sua formazione ha avuto occasione di conoscere il linguaggio cui gli specialisti, specie del settore sanitario, fanno riferimento, ha appreso le classificazioni non per classificare le persone, bensì per poter essere pronto a confrontarsi e a collaborare con gli altri professionisti. Preparato a non farsi tradire dalla storia egli non lavora su noxae, perciò una persona che si chiama Giovanni, non verrà bollata come “trisomica” o “Down”, in quanto non si ferma davanti a un termine con cui si attesta il disturbo. Si oppone dunque alle classificazioni, che considera prodotto di un criterio separatista, siano esse mediche o psicologiche, quadri sindromici, misurazioni e punteggi che concretizzano un fiscalismo protocollare. Quando ci si rivolge a bambini in obbligo evolutivo poi, la giungla di classificazioni diventa particolarmente insidiosa, poiché i disordini non possono essere considerati stabilmente e definitivamente e quindi sono difficilmente circoscrivibili con una denominazione.