Cognitivismo

Studio, con metodo sperimentale, del rapporto tra l’individuo e l’ambiente. In contrapposizione con il comportamentismo, il tratto comune degli studiosi cognitivisti sta nel considerare la mente umana, non come un recettore passivo delle informazioni che le giungono dall’esterno, ma come un sistema di elaborazione attiva dei dati raccolti in vista di una decisione comportamentale. L’attività cognitiva dunque è intesa come uno scambio attivo della mente con gli stimoli ambientali che vengono percepiti, selezionati, trasformati, ecc. Alla luce di questo è evidente il rifiuto dei cognitivisti di quell’impostazione empiristica che caratterizza il comportamentismo e il loro recupero, nello spiegare il comportamento umano, delle istanze interne nonché dei processi mentali che trascendono il dato e che hanno anche un fondamento di tipo biologico. In questo senso acquistano grande rilevanza alcune dimensioni come le motivazioni, i bisogni, gli atteggiamenti, le strutturazioni concettuali, gli scopi, l’immagine di Sé, ecc. che vengono collocate tra gli stimoli e le risposte. L’interpretazione cognitivista dell’apprendimento è quindi di tipo costruttivistico e ha come precedente significativo, per l’influenza che determinò su di essa, la concezione dell’intenzionalità della coscienza introdotta dalla fenomenologia. Da un punto di vista pedagogico clinico tutto ciò conduce ad affermare la necessità di fornire all’individuo, fin dalla nascita, una grande varietà di stimoli e offerte formative capaci di soddisfare il bisogno di apprendimento che è insito nell’uomo e di esercitare il pensiero del bambino sviluppandone al meglio le potenzialità apprenditive che hanno un fondamento nel patrimonio neurologico e mentale proprio di ciascuno.