Comunicazione verbale

Utilizzo della parola per veicolare, con uso consapevole ed efficace, ogni elaborazione del pensiero. La fruibilità dei mezzi verbali è molto difficile, non solo perché richiede di badare all’argomento, alla rapidità, alla precisione e al “canale” adottato nei confronti dei “riceventi”, ma perché è necessario trovare, tra le parole, quelle che veicolano nel modo più appropriato il senso della sollecitazione che vogliamo esprimere. È questa complessità che induce da sempre a preoccuparci sul mezzo multiforme e complesso del linguaggio con il quale gli uomini influiscono l’uno sull’altro. In questi anni la ricerca in Pedagogia Clinica non ha trascurato quanto una persona reagisca alle parole di significato comune, al valore simbolico, alla somiglianza del suono di una parola con quello di un’altra o alle olofrasi; ha posto attenzione ai fenomeni della lingua nella loro flessione, nella sintassi e nei valori semantici, riconducibili all’analisi morfologica, all’antagonismo tra regole e libertà, regolarità e arbitrii così come all’importanza che assumono il senso e il non senso della frase, le chiacchiere e le banalità. È stata annotata l’influenza che può avere sulla persona una frase “monoreme” rispetto a una costruita con più parole, sono stati rilevati gli effetti dell’utilizzo della “giustapposizione”, del mettere insieme più proposizioni ed evitare così le congiunzioni e altresì si è indagato come impiegare in maniera idonea le congiunzioni coordinanti o avversative (“e”, “ma”) che possono offrire l’opportunità di pause e sospensioni. Il Pedagogista Clinico® ha infatti l’obbligo, in orientamento ai principi del Reflecting®, di assumere capacità di utilizzare le sfumature linguistiche che possono essere apprese soltanto avvicinando i vari nessi comunicativi fino a giungere a un appropriato uso del linguaggio verbale, come contenuto, struttura ed effetto. La ricerca indirizzata in tal senso non è mai venuta meno.