Diagnosi funzionale

È una diagnosi medica prevista dal DPR del 24 febbraio 1994 che si avvale di categorizzazioni nosografiche, con il compito di dépistage, di selezione e attestazione di disabilità. Classificatoria e monodisciplinare realizzata “in vitro”, la diagnosi funzionale, compiuta in un tempo limitatissimo e in un rapporto occasionale con l’allievo, nell’esclusività di un’interazione duale, è il risultato di quanti considerano il deficit un problema rozzamente organico, posto nei limiti angusti di un determinato organismo, studiato e compensato come se gli organi fossero soltanto organi di senso anatomico e non anche organi sociali. Per la Pedagogia Clinica non bastano le decisioni esclusive. Alle valutazioni sanitarie, mediche e psicologiche e agli esami di laboratorio, con i quali è consentito fare una prima valutazione eziopatologica, dovrebbe seguire una verifica delle PAD, a dimostrazione dell’integrità e dell’adeguatezza del potenziale di efficienza e di educabilità, delle caratteristiche intrinseche ed estrinseche, degli ostacoli presenti sotto forma di difficoltà specifiche, delle cause dell’insuccesso e di come il soggetto giunge alla soluzione del superamento di compiti. Aspetti che possono essere raccolti solo stando insieme nel contesto scuola, in quanto unica opportunità per studiare le modalità operative e gli strumenti adatti per iniziare una valida attività educativa o migliorarla.