Dialogo socratico

Struttura a spirale articolata in domande, risposte, obiezioni, nuove domande, nuove risposte, nuove obiezioni ecc. Il punto focale, nonché la molla dell’intero processo è l’interrogativo definitorio simboleggiato dal tì ésti (= che cos’è?), ossia la richiesta della definizione precisa di ciò di cui si sta parlando. L’intento filosofico di Socrate era di far partorire agli uomini delle verità comuni, indipendentemente dai soggettivi punti di vista, dalle loro formule cristallizzate, dalle malfondate convinzioni, secondo una filosofia intesa come ricerca e dialogo sui problemi dell’uomo. Il tutto era ottenuto con discorsi brevi (brachilogie), con una dialettica stringente concretizzata dall’ironia (ironia? dal greco eironeia? socratica o dissimulazione), definita dall’arma del dubbio, dalla confutazione delle risposte avute e martellando l’interlocutore con pressanti domande, avvolgendolo in una rete di quesiti. L’evoluzione scientifica, le esperienze e lo studio delle leggi che regolano le relazioni umane per aiutare l’altro a “partorire”, ovvero a conoscere se stesso, hanno trovato un’argomentata distinzione nel Reflecting® e nella Nuova Maieutica. Essa rappresenta l’occasione di offrire all’individuo il modo per far emergere e portare alla luce, dopo averlo analizzato e interpretato, ogni aspetto della propria esistenza, grazie alla molteplicità di energie che possiede e che può utilizzare per dominare le situazioni di vita, superare l’abituale stato di stallo elaborativo, scoprire, tirar fuori, analizzare le proprie difficoltà, le proprie idee-forza, conoscere se stesso e ricevere in cambio il diritto di dominio sui “parolai”, su chi fa uso della parola persuasiva, nonché sugli eventi effimeri e gli effetti mutevoli.