Difficoltà Specifiche di Apprendimento

Al termine “disturbo” utilizzato dalla L. 170/2010 per definire la dislessia, la disgrafia, la disortografia e la discalculia, la Pedagogia Clinica si affida a quello di “difficoltà” che tiene conto di ciò che ciascun allievo, per motivi maturazionali, familiari e sociali, possiede in termini di abilità, potenzialità e disponibilità diverse. Egli si presenta con una propria individualità, un personale ritmo di crescita, differenziate intelligenze, carattere e temperamento, modi diversi di essere e di rappresentarsi. La Pedagogia Clinica si oppone ai criteri morbigeni che impongono di sottoporre a test i bambini già a partire dalla scuola dell’infanzia per selezionarli e classificarli suscitando in loro l’intensa preoccupazione di non essere riconosciuti “competenti”; protagonisti e interpreti di paure e fantasie terrificanti per essere definiti “dis”, “dis-ortografici, dis-lessici…”, e divenire corpi separati, speciali, diversi, distinti. La Pedagogia Clinica ritiene che l’uguaglianza e le opportunità iniziali vengono così a essere ingannate e perciò sottolineate e accentuate le disuguaglianze, e considera questa processualità una congiura in favore della selezione e dell’emarginazione, modellata sulla funzione di conservazione di modelli di comportamento e ideali conformistici evasivi, che fanno registrare una sostanziale perdita di funzioni socialmente significative. Si classificano i bambini senza studiare e approfondire le differenze che li caratterizzano, le diverse classi sociali, le differenti manifestazioni dell’affettività, le reazioni alle frustrazioni, le diverse immagini di , i linguaggi espressivi e la creatività. Lo sviluppo ha le sue leggi, i suoi tempi, i suoi cicli, le sue sproporzioni, le sue metamorfosi, i suoi diversi equilibri, le sue strutture, e la scuola che “etichetta” ha disperso il fondamento dell’educazione sociale, accordandosi con l’opinione che il bambino frenato e ostacolato negli apprendimenti è un malato e che l’aspetto terapeutico deve mantenere e dare la propria impronta su tutto il lavoro scolastico. Per la Pedagogia Clinica occorre giungere a una teoria e a una pratica educativa che non si basino su presupposti e definizioni puramente negative, ma siano sostanziate da compiti positivi; dare vita, a stimoli di compensazione infinitamente vari ed estremamente originali per lo sviluppo della creatività, a nuovi percorsi per altre vie, con altri mezzi, capaci di generare tendenze psichiche, desideri, fantasie e sogni, questo è il compito che la scuola deve porsi, un compito di creazione positiva, di realizzazione di forme di lavoro che rispondano alle esigenze di ciascun individuo.