Disabilità

Condizione personale che rende meno autonomo un soggetto nello svolgere le attività quotidiane e spesso in svantaggio nel partecipare alla vita sociale. La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità e della Salute (ICF) non considera la disabilità un problema di un gruppo minoritario all’interno di una comunità, ma un’esperienza che tutti, nell’arco della vita, possono sperimentare. In alternativa al termine “disabile” è stato coniato il
neologismo “diversamente abile”, che pone l’enfasi sulla differenza qualitativa nell’uso delle abilità. L’Italia ha recepito la Convenzione ONU, per i diritti delle persone con disabilità (L. 18 del 3 marzo 2009) e istituito un osservatorio con il compito di raccogliere dati statistici sulle condizioni delle persone per predisporre una relazione sullo stato di attuazione delle politiche sulla disabilità e un programma di promozione dei diritti e di integrazione sociale. Su questo tema il Movimento dei Pedagogisti Clinici, si è espresso fin dagli anni Settanta, richiedendo una vita comunitaria più ricca e stimolante, che eviti l’emarginazione, abbatta le distorsioni e i pregiudizi nei confronti di coloro che hanno bisogno di aiuto. Il bersaglio sono i complici di un assetto sociale insensibili al riconoscimento per tutti del diritto di essere aiutati, con atti operativi validi e rispondenti al presupposto dell’”uguaglianza senza distinzione”. Il rinnovamento culturale e politico chiede di impedire l’isolamento della persona disabile in un microcosmo angusto dove tutto si adegua al deficit, tutto è a misura del disabile e si riferisce a esso, troppo spesso obbligato a spaziare esclusivamente nella cerchia ristretta dei suoi simili. Si tratta di ambienti artificiali che non hanno nulla in comune con il mondo delle persone abili e in cui la patologia prospera, traumatizzando e atrofizzando sistematicamente il soggetto mantenendolo prigioniero della sua disabilità.

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