Disgrafia

Difficoltà nella produzione e comunicazione segnica espressa in ogni occasione di lasciare traccia, ossia nei vari momenti in cui la persona può intrattenersi a tracciare, incidere, disegnare o scrivere; definizione a cui è giunta la Pedagogia Clinica nel 1991 ad opera di Guido Pesci, quando ancora la disgrafia era confusa con la disortografia. La persona nel lasciare traccia disvela, descrive, manifesta, recita il testo della sua soggettività, traccia le sue difficoltà, le sue debolezze, le sue aspirazioni, i suoi pensieri e chiede di essere riconosciuta, perciò se vogliamo favorire importanti interventi di recupero dobbiamo saper tradurre questi messaggi, ciò che richiede di svolgere complesse analisi: l’Analisi dello sviluppo dell’atto grafico, l’Analisi dei tracciati e l’Analisi scopica delle difficoltà nel lasciare traccia, l’analisi di ciò che pregiudica la stabilità emotiva, che favorisce la faticabilità, la disattentività, il disadattamento socio-affettivo, e le analisi delle manifestazioni reattive alle frustrazioni e dell’instabilità psichica. L’intervento di aiuto in risposta a tutto ciò obbliga il Pedagogista Clinico® a sottrarsi dai percorsi di addestramento per suggerire esperienze polisemiche di promozione educativa che non pongono confini fra il corporeo e il disagio socio-affettivo, che hanno l’obbligo di offrire vissuti ricchi e vari, sperimentare cose nuove, soddisfare il bisogno di esplorazione, coltivare attitudini e interessi. Il corredo educativo deve assicurare una competente funzione motrice e tonica, una sviluppata conoscenza del corpo che, sentito, conosciuto, partecipato permetta di raggiungere un adeguato linguaggio cinesico, un codice gestuale, il Self e l’interazione. Gli interventi educativi hanno l’obbligo di basarsi su un criterio di spiralizzazione, le esperienze perciò devono ordinarsi a partire dalla ricerca del punto, dell’elemento originario cosmogonico che per mezzo delle linee si irradia in tutte le direzioni al pari dell’Io corporeo in esposizione di , finché la comunicazione a mezzo dell’atto grafico diviene certezza, si ripete e si perfeziona con la maturazione, con il controllo dei processi organizzativi e il dominio psico-emozionale.

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