Dislessia (teorie sull’origine)

Tra le recenti teorie sull’origine della dislessia si rintracciano la teoria fonologica, il processamento uditivo rapido, la teoria visiva, quella cerebellare e quella magnocellulare. La teoria fonologica sostiene l’esistenza di un danno specifico nella rappresentazione, nell’immagazzinamento e/o richiamo nei suoni del linguaggio parlato, una difficoltà di conversione grafema-fonema, deficit metafonologici (segmentazione, manipolazione dei suoni), memoria a breve termine povera (Working Memory) e naming automatico lento, dovuto a disfunzione congenita nelle aree perisilviane dell’emisfero sinistro (legate alle rappresentazioni fonologiche). La teoria del processamento uditivo rapido evidenzia che il deficit uditivo è la causa diretta, nel corso dello sviluppo, del deficit fonologico e che i dislessici presentano deficit nella percezione di suoni brevi o che variano rapidamente, nella discriminazione di frequenza, nel giudizio dell’ordine temporale con contrasti fonemici “ba” vs “da”. La teoria visiva sostiene che questi soggetti presentano fissazioni binoculari instabili, convergenza povera e incremento del crowding (affollamento) visivo con una conseguente confusa percezione globale della parola. La teoria cerebellare si basa su studi di Brain Imaging che mostrano nei dislessici alterazioni metaboliche, anatomiche e d’attivazione a livello del cervelletto, mentre per la teoria magnocellulare, è la disfunzione dei raggruppamenti di cellule che ricevono e inviano segnali nervosi l’unica causa biologica che spiega tutte le manifestazioni conosciute della dislessia poiché deputata all’analisi del movimento, delle relazioni spaziali fra gli oggetti (lettere!) e alla visione stereoscopica. Da tutto questo è d’obbligo chiedersi, ma se è tramite le analisi cliniche di laboratorio che è possibile avvicinare l’origine del disturbo, non si comprende perché non si facciano questi approfondimenti e si continui invece, con opacità angusta, a considerare responsabili i sintomi e gli aspetti settoriali specifici desunti attraverso dei test, capaci solo di basarsi su una concezione puramente quantitativa dello sviluppo, adatti per delle misurazioni o delle proporzioni, per individuare il grado, ma non certo la natura della difficoltà.

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