Disortografia (Disturbo dell’Espressione scritta-DSM V)

Disturbo specifico dell’apprendimento che si manifesta nei processi linguistici di transcodifica di scrittura (L. 170/2010), o Disturbo dell’espressione scritta, come si legge nel DSM V. Per la Pedagogia Clinica questo appellativo è un arbitrio che crea un effetto confusivo e fuorviante poiché limita gli interessi alle sole regole ortografiche anziché alle regole grammaticali della fonologia, di cui l’ortografia è una branchia, della morfologia e della sintassi. È alla scrittura che si dovrebbe indirizzare la nostra attenzione, scrittura intesa come rappresentazione di suoni, articolazioni ricche e varie, parole, che da espressive diventano figurative e soggette a leggi determinate, e pure l’arte di rappresentare il pensiero con caratteri e segni visibili, rappresentanti i vari suoni della lingua parlata e i loro valori pausativi, quel pensato parlare con i segni visibili e durevoli dell’alfabeto, il comporre suoni alfabetici, proposizioni e periodi, ben ordinati e definiti nel loro uso dalla grammatica il cui fine è l’arte del dire. Così definita la difficoltà nello scrivere di un allievo si comprende come sia indigente sottoporlo a prove, a test per selezionarlo e classificarlo, comunque agire un criterio di valutazione per qualificarlo e denominarlo con l’etichetta di “disortografico”. Gli aspetti che sostanziano la padronanza e l’efficacia sono in gran numero e trovano traccia non dalla semplice rilevazione delle competenze acquisite e dalla presenza di errori sistematici nella copia, nei dettati e nelle composizioni, ma dalla percezione propriocettiva (posturale e segmentaria), dalla percezione esterocettiva (visiva, uditiva), dalla percezione dello spazio (topologico, euclideo e orientato), dall’attenzione selettiva (visiva, uditiva e propriocettiva), dalla dominanza oculare, manuale nelle differenti caratteristiche toniche e prassiche, dall’inseguimento dell’occhio, dall’equilibrio vestibolare nell’inseguimento visivo, dall’organizzazione laterale, la definizione del proprio asse e schema corporeo, dall’aggiustamento al tempo, ritmo e cadenza, dall’attenzione e la memorizzazione, dalla consistenza dell’apertura relazionale, dall’intenzionalità, la motivazione e l’interesse. Tanti aspetti che certo ne trascurano altri, indispensabili per conoscere ciò che impedisce, frena o inibisce il soggetto in questo importante atto comunicazionale. Di fronte a questa complessità l’intervento di aiuto non può affidarsi a percorsi di addestramento, esecuzione di schede ed esercizi suffragati da esclusivi stimoli uditivi e visivi per mezzo di un monitor facendo stare gli allievi seduti a un banchino, dimentichi della necessità di un procedimento globale suffragato dai principi della scienza del movimento umano il cui scopo non è l’apprendimento di una cosa, ma l’agire sullo sviluppo della persona al fine di facilitarle l’apprendimento. Il Pedagogista Clinico®, per aiutare i soggetti in difficoltà nella codifica scrittoria, oltre a tenere in considerazione i preziosi suggerimenti delle tante tecniche che investono le molteplici sfaccettature, può rivolgersi in particolare al metodo Writing Codex®, ampiamente sperimentato, che offre, con la lavagna concava, ottime opportunità di recupero.