Figure retoriche

Forme espressive basate su una deviazione del linguaggio comune il cui scopo è quello di rendere il messaggio più efficace ed espressivo. Esse si dividono in tre grandi categorie, le figure “di suono” (fonetiche) che riguardano l’aspetto fonico-ritmico delle parole, le figure “di costruzione” (sintattiche) che riguardano l’ordine delle parole nella frase, le figure “di significato” (semantiche) che riguardano lo spostamento di significato da un vocabolo a un altro. L’uso delle figure retoriche, in particolare della metafora, consente di andare oltre la realtà del narrato della persona facendole “vedere” fuori da , mediante un’immagine mentale, un evento, una situazione in maniera differente, in modo da poterla accettare, superare o semplicemente considerarla sotto una luce diversa. La dimensione relazionale, l’affiancare l’individuo nel suo percorso consente al Pedagogista Clinico® di coglierne il detto e il non detto, le informazioni implicite, in particolare, sono molto preziose ed egli può utilizzarle nel modo che ritiene più opportuno. A seconda della sollecitazione che intende fornire può renderle esplicite, enfatizzandole con il tono della voce, la mimica del volto, i gesti, proponendole sotto forma di metafore o altre figure retoriche di contenuto come la metonimia, la sineddoche, l’ossimoro, oppure la litote e la perifrasi che rappresentano due modalità di realizzazione dell’eufemismo e sono due figure retoriche attenuative che rientrano nelle varie forme di comunicazione indiretta, allusiva. Molto frequente è inoltre il ricorso alle metatassi ossia quelle figure retoriche che modificano l’articolazione sintattica delle frasi e che riguardano il particolare ordine delle parole nella frase. Le più utilizzate sono l’anadiplosi, l’anafora, l’epifora, l’anacoluto. Inoltre, una figura retorica utilizzata per amplificare un’affermazione del soggetto ritenuta particolarmente rilevante e per sollecitare in lui una qualche reazione che lo induca a soffermarsi su di essa, è l’iperbole.