Indicatori della motricità

Si tratta di caratteristiche referenti lo sviluppo psicomotorio e i suoi ostacoli. Lo sviluppo motorio visto come una sorta di lotta ingaggiata contro le forze di gravità (analisi antigravitaria) in cui i successi vanno in senso cranio-caudale, ossia dalla testa ai piedi e riguardo alla testa, se alla nascita si sostiene il bambino in posizione verticale, dapprima vacilla, ma già dal primo mese viene sostenuta. In posizione prona, il bambino, a partire da un mese e mezzo, riesce a sollevare la testa dal piano d’appoggio; in posizione supina la stessa competenza inizia intorno ai cinque mesi. Se si innalza il piccolo che si trova disteso sul piano d’appoggio in posizione supina, tirandolo su per le braccia (trazione), dapprima vedremo che la sua testa oscilla all’indietro, ma, intorno ai 4 mesi, segue il movimento in avanti del tronco impresso dalla trazione, e al quinto mese “anticipa” il movimento venendo su per prima. Questo “anticipare” il movimento mostra il punto di contatto fra lo sviluppo motorio, una maturazione neurologica che sta avvenendo e lo sviluppo relazionale, tradotto dalla funzione energetico-affettiva. Nei primi mesi risposte utili pervengono dalle verifiche sul riflesso di Moro e il grasp delle mani e dei piedi, momento in cui, anche se il dominio motorio è a livello riflesso, consentirà di conoscere le qualità delle innervazioni toniche. Le competenze motorie si arricchiscono, a nove mesi il bambino è capace di alzarsi in piedi da supino con rotazione del corpo e appoggio, dai dodici mesi si alza in piedi dalla posizione supina con rotazione ma senza appoggio e spesso passando dalla posizione plantigrada. Per ogni esposizione evolutiva, gli indicatori sono da accogliere come messaggeria per un eventuale intervento di recupero.