Istruire

Offrire nozioni, addestrare qualcuno per renderlo più capace adducendo una serie di esercizi. Il termine istruire (non è sinonimo di educare, né di insegnare, che hanno etimologie e significati differenti) non è accolto dalla Pedagogia Clinica, che chiede una scuola in cui l’azione dell’insegnante non si limiti a un complesso addestramento con nozioni, a un far imparare, ma venga affermata, in alternativa alla noia peggior peccato dell’istruzione, l’esperienza educativa. Questa deve promuovere nell’allievo uno stato di intima gioiosità, ogni occasione di crescita deve poter essere raccolta nel gioco, nel libero combinarsi di tutte le facoltà dei pensieri diretti a dare corpo in una forma soddisfacente agli interessi. La scuola dovrebbe essere un luogo in cui, conservati i principi pedagogici, poter incontrare non più un insegnante che “insegna”, bensì un pedagogista capace di offrire l’opportunità al bambino di apprendere in un clima armonico, di attenuare la primaria identificazione emotiva con la famiglia per proporsi con una lenta e graduale partecipazione attiva al gruppo e alla vita sociale, di aiutarlo a scoprire la validità delle connotazioni del rispetto e della collaborazione. Ma attualmente nella scuola, intesa ancora come luogo in cui si insegna o addirittura si “istruisce”, come proclama il Ministero competente (il Ministero dell’Istruzione), si sta assistendo alla dispersione dei valori educativi e al dilagare della prepotenza, delle prevaricazioni e di atti non riconducibili esclusivamente al bullismo. Di fronte a questo quadro a dir poco scoraggiante, vien fatto di riflettere che l’abilità indispensabile a chi si occupa dell’evoluzione dell’uomo non può più essere il far apprendere l’esclusivo sapere specialistico delle materie, ma il saper dare, quel dare che si basa su una preparazione pedagogica, e che è foriero di un autentico sviluppo in equilibrio. Si impone dunque una svolta coraggiosa, un cambiamento radicale, che parta dal creare un Ministero non più dell’Istruzione, ma dell’Educazione e dall’avere in cattedra non più insegnanti ma pedagogisti.