Neuropsichiatria (e Pedagogia Clinica)

Una volta allontanato lo sforzo pionieristico del passato, superato e rimosso qualsiasi ostacolo derivato dal distinguo delle discipline mediche e non mediche, la sinergia scaturita fra neuropsichiatria e Pedagogia Clinica, ha confermato la lodevole accezione di scienza fra le scienze. Insieme, di intesa, le “scienze del cervello” e le “scienze pedagogiche”, ormai prive di parentele fra minoranze o maggioranze, hanno coagulato interessi e opere didattiche senza alcuna concorrenza, generando preziose energie intellettuali. Ciò è quanto le tante esperienze acquisite in anni di lavoro, e realizzate in intesa fra i neuropsichiatri guidati dal professor Giuseppe Talamucci e i pedagogisti clinici, hanno potuto offrire a garanzia di una reale e fattiva collaborazione, esempio di stimolo culturale e operativo per mezzo del quale si può giungere senza tumulti o confusioni a una compatibile disciplina. Scoperta la congiuntura, non era facile riempire il vuoto, si sono sentite e sofferte le approssimazioni, fino a giungere a un’esauriente intesa le cui validità e solidità sono state sostenute da fatti capaci di crescenti riscontri positivi. Per approntare un’equilibrata distribuzione fra le parti, con metodologia rigorosa si è cercato di individuare le linee di confine, le barriere, e immettere nel vivo ogni stretto collegamento facendo un continuo riscontro fra ipotesi teoriche e verifiche sul campo, finché il processo ha approdato a un’accezione di “clinico” che non fosse cura della malattia, bensì aiuto alla persona e con ciò rintracciata una sostanziale unità disciplinare che riuscisse a muovere dagli stati di necessità e dalle esigenze del soggetto fino a saperle soddisfare. Abbattuti i limiti delle singole discipline si è potuto dimostrare che, se rivolti alla persona con intenti nobili, è possibile trovare coniugi significativi a partire anche da un diverso vocabolario.