Nuclei di relazione

Due o più persone, piccoli gruppi o gruppi numerosi, coinvolti in dinamiche relazionali idonee ad attivare tutte le risorse. Lo svolgimento degli incontri varia soprattutto in funzione del numero dei partecipanti, in ragione della loro personalità e delle loro manifestazioni comportamentali. Il Pedagogista Clinico®, nel seguire i principi del Reflecting®, rileva la presenza di difficoltà dei soggetti in interazione, ogni loro produzione di adrenalina e cortisolo denunciati da fenomeni di ipercinesi, secrezione salivare, spasmi della gola o fenomeni di iperidrosi e vi fa fronte con opportune attenzioni sull’abbreviazione dei silenzi e con stimoli silenziosi in accoglienza. In caso di un incontro a due, la disposizione vis à vis favorisce l’apertura e l’interazione, un biunivoco riconoscimento che consente il mantenimento di un unico flusso di scambio attraverso la più facile conservazione dell’attenzione visiva. Pedagogista Clinico e interlocutore, evitando le invasioni spaziali, possono entrambi parlare ed essere ascoltati, osservare ed essere osservati, vivere sensazioni di autonomia e di sicurezza, instaurare una relazione positiva. Il Pedagogista Clinico, riconosciuto come polo referente e come colui che può facilitare l’impegno nel processo di riflessione, pone la persona nella condizione di sentirsi soggetto della propria azione; consapevolezza questa, che potrà invogliarla a intraprendere un percorso di riflessione autentico e fruttuoso. Una particolare attenzione si pone alla disposizione assunta in presenza di una coppia: il Pedagogista Clinico non dovrà “schierarsi” spazialmente. I soggetti dovranno sedersi in modo da formare una sorta di triangolo equilatero, ciascuno rappresenterà un vertice e il Pedagogista Clinico sarà il “polo di richiamo” di entrambi i membri della coppia. La relazione a due implica l’instaurarsi di dinamiche oltremodo complesse perché presuppone, più di ogni altro rapporto, il reciproco riconoscimento che diventa indispensabile per ambedue i componenti della coppia, mentre la funzione del Pedagogista Clinico si rivolge a facilitare l’analisi di ognuno di essi affinché sia produttiva per entrambi. Nel caso di incontri con un piccolo gruppo, formato da un massimo di 12-14 persone, il cerchio può essere considerato il posizionamento ideale, poiché i partecipanti sono l’uno accanto all’altro e ognuno può essere visibile agli altri. Il Pedagogista Clinico si propone di favorire un’accettazione, intesa come un riconoscersi scambievolmente parte di un flusso comunicativo e una maggiore spontaneità di espressione. Solo successivamente e gradualmente è possibile che, attraverso le dinamiche che prenderanno vita, il gruppo dimostri di condividere o meno opinioni, atteggiamenti o comportamenti. I piccoli gruppi, infatti, possono dirsi tali se i membri al loro interno si accorgono gli uni degli altri e stabiliscono tra loro rapporti di scambio e relazioni che si caratterizzano per motivazioni attivate, desideri e chiarezza sulla natura del compito da svolgere e gli obiettivi da perseguire. Nel rapporto con il piccolo gruppo, il Pedagogista Clinico oltre a mantenere l’impegno sollecitatorio, sarà anche un attento e discreto spettatore degli input e dei feedback che i soggetti si scambieranno a vicenda, senza perdere la possibilità di interagire anche con il singolo. Un incontro con un elevato numero di persone implica, invece, la disposizione a platea e l’effetto socifugo sottraendo il comune flusso comunicativo e di interazione. In questi casi si parla di “gruppo d’organizzazione” che chiede di offrire una situazione ancora più motivante l’occasione di promuovere riflessioni e trovare da esse varie e molteplici spiegazioni produttive, funzionali e realistiche.