Obesità

Condizione caratterizzata dall’eccedenza di peso corporeo rispetto ai valori medi di riferimento assegnati a un soggetto in relazione all’età, al sesso e alla costituzione fisica. Può essere causata da iperalimentazione reattiva a eventi emozionalmente stressanti come lutti, incidenti, operazioni chirurgiche, da un effetto indesiderato di un trattamento a lungo termine con psicofarmaci (obesità indotta da farmaci), da disagi psico-affettivi o da un esagerato apprezzamento soggettivo delle dimensioni corporee a causa dell’inizio di una dieta, che a sua volta dà luogo a sintomi affettivi minori quali ansia, irrequietezza, astenia, irritabilità, o, più raramente, a sintomi depressivi (depressione da dieta). La persona obesa sopperisce spesso col cibo a questi come a molti altri problemi della sua esistenza. Soprattutto ama i dolci e ne consuma sia a digiuno che dopo i pasti. Ma per ingrassare non è sempre necessario fare delle grandi abbuffate. Il soggetto può mangiucchiare consumando piccole quantità di alimenti, in prevalenza caramelle, cioccolatini, gelati, cercando così di appagare il continuo stato di tensione interna. Vengono messi in atto tentativi di mitigare gli effetti ingrassanti del cibo mediante il vomito autoindotto, l’abuso di purganti, periodi alternati di digiuno, l’uso di farmaci anoressizzanti, estratti di tiroide, diuretici. C’è sempre un terrore morboso per la pinguedine, la persona fissa per se stessa un limite ben definito di peso molto al disotto del peso ottimale, reclama un’attività di sostegno affettivo, una valorizzazione e un rassicurante rapporto personale. In continua attesa di stimoli a una partecipazione attiva vive in un desiderio costante di essere accettata; un modo di essere e di esistere che impone un’ampia attenzione educativa.