Pedagogia Clinica (Genesi)

La genesi della Pedagogia Clinica si caratterizza per la necessità di un rinnovamento del panorama socio-culturale esistente dal ’65, anni in cui in Italia così come in gran parte del mondo vivevamo un momento storico in cui le coscienze erano arricchite da movimenti che sostenevano con forza solidi mutamenti e variazioni contro una società ammantata da mistificanti cortine ed evasivi impegni. A partire da questo anno costellato da fermenti e contrasti trova espansione in Firenze un movimento culturale, sostenuto da un gruppo di illustri uomini di scienza impegnati nel difendere il valore di una diversa qualità della vita, promotori di costanti lotte condotte con grande fervore e impegno sociale.
Avevamo la consapevolezza di essere un’élite, un’avanguardia, un sodalizio esposto nella contestazione che in quella Firenze promuoveva l’eco imprescindibile per un rinnovamento socio-politico e culturale. Ci dedicavamo a tempo pieno per creare occasione di sensibilizzazione, di ‘risveglio’, di formazione di un pensiero da tradurre in azione concreta. Impegnati nel caldo delle lotte per una società più giusta e una vita comunitaria più ricca e stimolante, animati da una fucina di valori nuovi, ricchi di rispetti riservati alla persona.
Eravamo in compagnia di Giorgio La Pira, seduti sui muretti della chiesa della Badia Fiorentina dopo avere distribuito il pane all’uscita della “messa dei poveri”, oppure potevamo incontraci con padre Ernesto Balducci e padre Arnaldo Nesti nella sede della rivista culturale Testimonianze in via della Colonna, o arricchiti dai confronti e dai progetti di Nicola Pistelli fondatore e direttore della rivista Politica, uomo dal pensiero senza mediazioni, con il quale ci incontravamo in via Tornabuoni.
L’impegno verso un sostanziale cambiamento non mancò mai di stimoli che giungevano anche dalle conversazioni sulla terrazza della Comunità S. Michele con Don Mario Lupori trattenuti sulla lettura della storia passata e presente.
Il numero di cellule di cultura in quei tempi a Firenze era ricchissimo, spazi dove avevano voce le diverse istanze tradotte nel vivace e talvolta severo dibattito affinché potessero affermarsi, nella speranza di coniugare gli ideali in opere e azioni, concretizzare nei fatti i valori della solidarietà. La necessità di rinnovamento era sostenuta con idee simili e contigue nelle linee del pensiero e dell’azione da tanti altri amici professionisti laureati in diverse discipline e docenti universitari, tra cui non sfuggono i nomi di Adriano Milani Comparetti, Giuseppe Talamucci, Giovanni Lombardi, Edo Bonistalli, Anna Pesci, con i quali ci incontravamo in diversi simposi e cenacoli, né si sottraggono gli incontri con Lamberto Borghi, esponente di rilievo del pensiero laico libertario, nella sua abitazione in Borgo San Iacopo, cultore di idee che avevano già trovato spazio nelle sue opere: Educazione e sviluppo sociale, Scuola e comunità, Scuola e ambiente, né gli incontri con Maria Ricciardi Ruocco nella hall dell’hotel Porta Rossa dove alloggiava, sostenuti dalle elaborazioni dei contenuti delle sue opere già pubblicate e alcune in bozza: L’educazione sessuale in Italia, Educazione e tolleranza, Dall’utopia all’integrazione, argomenti  delle sue opere,  né il contributo offerto da Filippo Maria De Sanctis con il quale ci intrattenevamo a elaborare il problema dell’educazione degli adulti in Italia in una aula di Magistero dell’Università di Firenze, argomento di una sua pubblicazione e in occasione di incontri in  diverse Case del Popolo per delineare le necessità di una società.
Erano anni difficili che ci vedevano scontrare anche violentemente per contrapporre in antitesi l’insieme delle trasformazioni necessarie riferite alla diversa distribuzione dei ruoli, alle diverse forme organizzative e alle condizioni di vita specie dei soggetti più fragili.
Le mortificazioni subite dalla persona suscitavano in maniera sempre più decisa l’esigenza di un cambiamento, e alle diverse aggregazioni con cui agivamo in prospettiva di un mutamento sociale, una in particolare trova inizio e si consolida nel Cenacolo del Centro Studi Antiemarginazione in Firenze, in cui si tengono incontri catturati da una progressiva consapevolezza tratta da una viva analisi socio-politica, pur con un’eco non ideologica, ma di metodo, animati da un clima di fermento con l’intento di apportare alla struttura sociale un ruolo moderno e rinnovato. Gli incontri che si tenevano nel Cenacolo alla presenza di pedagogisti, di ortopedagogisti, di laureati in medicina, in sociologia, in lettere e filosofia, erano prodromo di una nuova consapevolezza sul ruolo moderno che doveva assumere l’elaborazione culturale, espressione di un pluralismo senza connotazioni esclusive di credo e ideologia. È l’identità di un Movimento che nel febbraio del 1974 si consolida in una nuova scienza a cui Guido Pesci diede nome di Pedagogia Clinica, scienza che animava quel sapere scientifico e socio-culturale che aveva guidato il gruppo nella ricerca di soluzioni indispensabili all’educazione della persona e che assunse la denominazione di Movimento dei Pedagogisti Clinici con il compito di rappresentare la Scienza e la professione di Pedagogista Clinico®.