Adattamento

Meccanismo di regolazione tra il soggetto e il suo ambiente, costituito da due processi complementari e concomitanti: l’assimilazione e l’accomodamento. L’assimilazione è il processo di integrazione di ciò che è esterno alle strutture proprie del soggetto. L’accomodamento è la trasformazione delle strutture proprie in funzione delle variazioni dell’ambiente esterno. Due ambiti funzionali a cui si aggiunge la funzione di aggiustamento, una specifica seguente che, in psicomotricità funzionale assume l’accomodamento allorquando c’è una risposta motoria agli stimoli. La Pedagogia Clinica per conoscere l’evoluzione di tale processo e garantirne l’efficacia si affida all’Analisi dell’espressività motoria e ai suggerimenti derivati dal metodo Edumovement.

Adattamento all’ambiente sociale

È la capacità per un individuo di adattarsi all’ambiente sociale per affermarsi e avere il ruolo che gli compete come cittadino di una società. L’adattamento all’ambiente sociale comincia dalla nascita, non è solo un obiettivo da raggiungere, ma è una condizione imprescindibile per lo sviluppo del soggetto. La persona si sviluppa, secondo la concezione fenomenologica, partendo dal proprio programma genetico, dalle proprie capacità personali, partecipando l’ambiente e per l’influenza dei dati socio-culturali dell’epoca in cui vive. Perciò è indispensabile lo sviluppo dell’iniziativa, l’indipendenza di pensiero e il rispetto dell’intenzionalità oltre alla socializzazione, come oggi viene definita, che non può scindere dal processo educativo. Il Pedagogista Clinico®, nel suo primario intento, ritiene fondamentale il contatto con il concreto, vuole riportare l’azione alle funzioni operative che generano un adattamento determinato anche dall’intervento sistematico di una prassi educativa. Un equilibrio può esistere allorquando si permette all’individuo di avere un contatto normale con la realtà, un impegno effettivo che richiede quello sforzo personale di adattamento specie se realizzato in un clima favorente e prodromo di emulsioni affettive; è una condizione questa che può essere facilitata dalle esperienze desunte dai metodi pedagogico clinici.

Adattamento allo spazio

Acquisizione funzionale di una capacità e disponibilità a promuoversi nello spazio, confrontarsi con situazioni-problema, organizzarsi in nuove e diverse risposte e assicurarsi le variabili di riuscita con risultati di efficacia. Adattamento di un corpo la cui organizzazione e strutturazione si coniugano in uno spazio con il progredire della maturazione nervosa, sviluppa via via capacità sempre più compiute in definizione delle nozioni, delle relazioni e degli orientamenti spaziali sia topologici che euclidei. Si tratta di una prestazionalità, fra le tante altre, che dipende dall’organizzazione della persona e dal suo sviluppo, dalla disponibilità a risolvere specifici problemi che gli sono stati posti dall’ambiente esterno, perciò garantita dalla funzione energetico-affettiva che, sostenuta dalla formazione reticolare e dalle strutture limbiche in cui è espresso tutto il potenziale energetico di un soggetto, ne determina una certa capacità operativa definita funzione d’aggiustamento, che, a sua volta assicurerà un’azione efficace nell’ambiente circostante, conosciuto e riconosciuto nei suoi preziosi elementi e costrutti.

Addestramento

Intervento con cui si cerca di far acquisire per costrizione, su comando, determinate prestazioni e comportamenti. Si addestra un cavallo alla corsa o un cane nella cerca della selvaggina, utilizzando il loro istinto e creando in essi un’attitudine (abitudine) meccanica per mezzo di una ricompensa. Purtroppo tale criterio zoofiliaco viene utilizzato da quanti, anche in ambito educativo, specie e assai spesso con il soggetto disabile, credono di esaurire l’educazione con l’elaborazione di atti direttivi, tanti esercizi eseguiti in modo automatico, inconsapevole e artificioso, adatti solo ai fini dell’addestramento di un semi-uomo, e non certo nel rispetto di un’autentica educazione basata sul principio dell’unità. Con la stessa sollecitudine usata per gli animali, l’addestramento viene attuato facendo leva soprattutto sull’uso del condizionamento e del rinforzo, con sistemi che inseguono processi ristretti all’elementarietà, sostenuti da modalità ripetitive, monotone, coartative, proprie di un’educazione zoofiliaca, ingannevole fascino di una politica della solidarietà

Addormentamento

Disponibilità ad abbandonarsi al sonno della notte. Nel momento di addormentarsi, il soggetto restringe i suoi limiti di sicurezza e ha bisogno di conoscere e di riconoscere il proprio giaciglio e i punti di riferimento che lo situano in una posizione relazionale rispetto all’ambiente in cui si trova perché possa essere rassicurato nel tempo e nello spazio e si abbandoni fiducioso nella posizione del sonno che più diminuisce le possibilità di controllo e di difesa e meglio accoglie lo stato ipnologico corrispondente a quei brevi minuti che seguono l’essersi coricati. Le resistenze che molte persone incontrano e che ritardano il lasciarsi vincere dal sonno, possono trovare una spiegazione nella paura del buio, dell’ignoto e delle immagini fantasmatiche che si possono definire “paure del sonno”. Questo stato di difficoltà deve essere attentamente letto dal Pedagogista Clinico® per individuare come evitare una situazione così difficile e aiutare la persona a superare il momento di separazione per vincere il terrore e l’ansia. Lo specialista che rileva tale difficoltà nell’accedere al sonno della notte, deve poter riflettere e valutare quali siano le opportunità di protezione che possono rassicurare la persona e che evitano la compromissione degli equilibri. L’analisi conoscitiva dovrà favorire la rilevazione delle difficoltà ad addormentarsi derivate da una non adatta situazione ambientale, come pure quelle provocate da stati d’ansia e di angoscia connotabili anche in base alle diverse età.

Adempiere

Termine che viene utilizzato specie per indicare l’impegno operativo nella professione, ciò che si compie con dovere per soddisfare il proprio status professionale e quanti richiedono l’intervento.

ADHD

È l’acronimo di Disordine di Attenzione e Iperattività (Attention-Deficit Hyperactivity Disorder), esposto in Diagnostic and Statistical Manual Of Mental Disorders-DSM V. L’ADHD è un disordine dello sviluppo neuropsichico del soggetto, le cui manifestazioni, che si presentano prima dei 7 anni di età, non sono causate da ritardo mentale, ma da difficoltà oggettive nell’autocontrollo. I soggetti che presentano ADHD possono essere impulsivi, ipermotilici, instabili, non riescono a seguire, a interessarsi e portare a termine le attività intraprese. L’Associazione Nazionale Pedagogisti Clinici, ritenendo indispensabile l’aiuto in un’ottica educativa, ha previsto, per i pedagogisti clinici, una formazione mirata a favorire i soggetti e le famiglie che si trovano a vivere in questa situazione, inoltre ha stabilito con le associazioni rappresentative delle persone con ADHD l’intesa di far giungere loro gli elenchi aggiornati dei pedagogisti clinici specialisti in questo tipo di disordine.

Adolescenza

Momento della vita che segna il passaggio dalla condizione infantile a quella adulta. È un periodo transitorio in cui il soggetto si caratterizza come biologicamente adulto e socialmente dipendente, ma non ha ancora responsabilità dal punto di vista sociale e autonomia dal punto di vista finanziario. L’adolescenza è una condizione difficile che comporta molteplici mutamenti endocrini e metabolici, morfologici, strutturali e somatici, modifiche che fanno parte di un’evoluzione fisiologica di interesse auxologico. Gli aspetti tipici che contraddistinguono l’adolescenza sono da ascrivere alle tre perdite: la perdita del corpo infantile, dei genitori dell’infanzia, e del ruolo infantile, a cui si innescano le variazioni delle capacità cognitive e il processo dei compiti evolutivi costituito dall’indipendenza, dall’adattamento sessuale, dalla relazione con i coetanei, dalla preparazione all’attività lavorativa e dalla marginalità sociale. Tali perdite possono provocare confusione e smarrimento. La preoccupazione intima derivata dalla perdita del corpo infantile poiché con le rapide modificazioni viene a mancare quella confidenza che con esso si era stabilita, potrebbe produrre ripercussioni sull’immagine di Sé, dalla consapevolezza del “corpo che ho” si passa a quella del “corpo che sono”. Le imperfezioni a carico del corpo, in particolare del volto, finora tollerate, diventano difetti dell’intera persona, dismorfofobie che determinano una frattura nella relazione mente-corpo, con importanti implicazioni emotive, a volte anche assai significative. La perdita dei genitori dell’infanzia può generare il disorientamento interiore che quasi sempre deriva da un conflitto tra i bisogni contrastanti di indipendenza-dipendenza; l’adolescente vuole prendere le distanze dal genitore per una propria identità, ma sente ancora il bisogno intimo di un ancoraggio affettivo e oggettivo. Se poi vive, per sue ulteriori istanze, la necessità di “uccidere” il genitore che lo ha allevato, questo gli causa una grave sofferenza psichica che si può manifestare con aggressività, insicurezza, sensi di colpa, e sconfinamenti patologici (non rari). La perdita del ruolo infantile si traduce con il desiderio di lasciare in fretta tutto ciò che si riferisce all’infanzia, ma l’abbandono di un ruolo sicuro e protetto diviene spesso fonte di incertezze e paure. II comportamento dell’adolescente e il suo modo di fare oscillano tra tentativi di conquista di un comportamento da adulto, con note di opposizione razionale, con ipervalutazione di se stesso e regressioni ad atteggiamenti di età precedenti e, poiché si sente minacciato, attua atteggiamenti difensivi, con cambiamenti del carattere e comunque solitamente con risposte negative. Tali comportamenti adolescenziali denunciano una particolare difficoltà ad abbandonare il ruolo infantile perciò non devono essere sottovalutati, bensì considerati con attenzione.

Adolescenza (compiti evolutivi)

Designano le aspettative interne ed esterne su cui si ancora il passaggio dalla dipendenza all’autonomia e gli aspetti caratterizzanti le qualità e le modalità che la società si pone di fronte a questo processo. Tra i compiti evolutivi i più significativi sono il conseguimento dell’indipendenza, l’adattamento sessuale, la relazione con i coetanei e la preparazione all’attività lavorativa. È noto che il processo per il conseguimento dell’indipendenza è molto lungo; il bambino appena nato è completamente dipendente sia dal punto di vista fisico che affettivo e la sua crescita è vincolata dalle istanze maturative neurologiche, affettive e sociali, caratterizzate da forti bisogni che lo mantengono dipendente, tra cui l’egocentrismo e l’eteronomia, aspetti questi, che fino all’adolescenza compaiono con alternanza e si avvicendano. L’egocentrismo, manifestazione di chi considera se stesso il centro del mondo riferendo e attribuendo tutto a , è tipico nel bambino dai 3 ai 6 anni e ricompare poi nell’adolescenza. L’eteronomia si caratterizza nel periodo di latenza, quando cioè il bambino accetta la regola dall’esterno ed è facilmente educabile; è un periodo più congruente a cui genitori e insegnanti si adattano, ma per lui è una dipendenza che si prolunga fino a esprimersi in una piena crisi nell’età adolescenziale. A ciò si aggiunge il disorientamento di quanti si relazionano con il ragazzo e devono fare un certo sforzo per comprendere le nuove
modalità messe in atto, con comportamenti e atteggiamenti non sperimentati precedentemente. Chi vive con l’adolescente deve crescere con lui e modificare alcune cose di se stesso. Il compito più arduo è dei genitori, che devono rivedere e modificare le abitudini acquisite negli anni precedenti che hanno caratterizzato il loro rapporto con il figlio. Ciò porta a considerare il divario che si crea, a volte assumendo perfino l’espressione di frattura: da una parte, l’istanza del figlio, una varietà dinamica in evoluzione e rinnovatrice; dall’altra quella del genitore, statica, strutturata e conservatrice. L’altro compito evolutivo dell’adolescente è l’adattamento sessuale dovuto alle reciproche influenze e alla costante interdipendenza delle funzioni strettamente correlate al cambiamento dal sistema Psico-Neuro-Endocrino-Immunitario (PNEI). I vari ormoni che iniziano a funzionare nell’età puberale non solo provocano delle modifiche fisiche sul soma ma, attraverso la mediazione chimica modificano la psiche, il sistema immunitario e in maniera globale tutta la personalità. L’attenzione è di nuovo rivolta a una centralità, sia fisica che psichica. L’adattamento sessuale nel periodo adolescenziale si propone con comportamenti che rientrano nella fisiologia, l’omosessualità latente e la masturbazione. Il terzo compito evolutivo è la relazione con i coetanei. Per l’adolescente il gruppo riveste una grande e duplice funzione di riequilibrio, che offre la possibilità di rispecchiare le proprie problematiche e quindi di oggettivarle. Una sua possibile deviazione è la formazione della banda attraverso la quale vengono scaricate l’opposizione e l’aggressività. Altro compito evolutivo, non meno importante degli altri, è la preparazione all’attività lavorativa; il contatto, in precedenza ristretto all’ambito familiare, ora si allarga alla società con impegni collaborativi e di integrazione sociale.

Adolescenza (marginalità sociale)

La complessità sociale regola e limita il processo di autonomia dell’adolescente. Il numero ridotto di ragazzi che acquisisce capacità di prendere in modo autonomo decisioni impegnative induce ad affermare che il risultato non sia la conquista di una vera autonomia ma l’integrazione in una situazione sociale, culturale e professionale storicamente determinata. L’adolescente si presenta alla società con peculiari caratteristiche che la società stessa ambiguamente sfrutta per i propri fini che però non corrispondono a quelli del ragazzo. La difficile collocazione lavorativa lo rende improduttivo, lo reprime e lo costringe a continuare la scuola come provvisoria sistemazione di assorbimento sociale. Egli si trova in una condizione controversa e di marginalità, è completamente dipendente dal punto di vista economico, ma l’orientamento consumistico della società lo sfrutta, attraverso forti stimoli, facendo leva su una caratteristica della sua età, e cioè la tendenza al conformismo. Queste sollecitazioni di grandi quantità di beni rivolte a un consumatore, che non può permettersi economicamente di acquistare, possono generare grandi motivi di contrasto nell’ambito familiare. A ciò si aggiunge una completa assenza di richiesta di corresponsabilità sull’organizzazione sociale, politica e produttiva. Non essendo chiamato a progettare il futuro, non esiste per lui preoccupazione per il domani, sul quale non può fare alcuna scelta, escluso i suoi miopi obiettivi che lo portano a orientare la sua vita principalmente al divertimento. Anche la società è dunque fonte di crisi adolescenziale. Lo stato di tensione psichica che ne deriva nell’adolescente, viene scaricato o razionalmente (acting-out) con un’ipervalutazione di se stesso, con reazioni violente nella scuola e nella società, oppure emotivamente (acting-in) per cui, sentendosi minacciato, manifesta atteggiamenti difensivi, cambiamenti del carattere, risposte negative. La Pedagogia Clinica si è assunta l’impegno politico di sviluppare nel sociale una maggiore coerenza, di organizzare incontri con la famiglia o con la diade genitoriale per aiutarli a ritrovare integrità e armonia, riflettere sulle relazioni esistenti per trovare occasioni di intesa e di collaborazione reciproca, e di intervenire in aiuto del giovane per offrigli risvegli positivi, nuove e diverse sicurezze, promosse e garantite specie per mezzo di tecniche espressive realizzate in gruppi di crescita