Alcolismo

Intossicazione caratterizzata da una condizione di dipendenza dall’assunzione abituale di bevande contenenti alcol etilico, quali vino, birra e liquori. La persona in stato di ubriachezza si testimonia con particolari disordini espressi nella lentezza dei riflessi, nella coordinazione dei movimenti, nel riuscire a stare in piedi e a camminare. Anche il suo modo di parlare è alterato, l’eloquio è rallentato e inespressivo. Secondo la sensibilità dei singoli individui, l’ubriachezza, che può essere provocata da dosi di alcol molto differenti da un soggetto all’altro, si manifesta con turbamenti psichici diversi, che vanno dalla malinconia fino al pianto, dall’euforia al riso e al canto irrefrenabili, all’espressione di emozioni e sentimenti in genere repressi, fino alla litigiosità e molestia. L’alcolista esprime così la sofferenza per la condizione di schiavitù, il dolore depressivo, la rabbia e l’odio, la mancanza o la perdita dei sentimenti positivi di libertà, di verità e di autenticità, la ribellione aggressiva e violenta a questa mancanza. Il dolore e l’isolamento hanno costruito la sua prigione, da cui potrà evadere solo se aiutato a incontrare se stesso, a riconoscere i propri talenti e le proprie virtù, a esprimere idee e pensieri e a realizzare ciò che è sempre rimasto celato. Per raggiungere questi obiettivi la Pedagogia Clinica si affida a metodi e tecniche che tengono conto di esperienze basate sulle arti plastiche e pitto-grafiche e sulla visualizzazione di immagini spontanee o guidate.

    I figli dell’alcool

Alimentazione

All’atto di alimentarsi affidiamo e riconosciamo importanti valori che, se imbrigliati in una rete di regole sociali, mode, attitudini personali, sovente convertiamo in abitudini. I comportamenti alimentari sono immagini della nostra società, riflettono i tabù di origine religiosa, l’influenza dei media, i conflitti e le separazioni delle classi sociali, convergono e riassumono la costante oscillazione tra libertà e repressione. Il gusto e il profumo dei nostri cibi preferiti possono assumere il significato del peccato originale dei sensi, come trasgressione o come momento dialogico, costruttore di gioia, di piacere, di unione e di amicizia. Nel rivolgersi all’alimentazione è necessario considerare il contributo offerto dalle papille gustative. Il gusto, assieme all’olfatto, permette di percepire con raffinatezza il piacere degli alimenti. È interessante osservare anche come le diverse senso-percezioni gustative, olfattive e tattili interagiscono tra loro. Quelle gustative si possono combinare con le olfattive e con le tattili ed è attraverso di esse che si prova piacere nei cibi e nelle bevande. Il sistema gustativo è in stretta relazione con il sistema somato-sensoriale quando, per esempio, proviamo piacere nel leccarci le dita e le labbra su cui si è posato del cibo. L’interazione sensoriale è rappresentata anche tra la senso-percezione visiva e il gusto, basti pensare all’aspetto dei cibi, allo sbiadirsi e al deteriorarsi dei colori, al raggrinzirsi della superficie e a quanto ciò alteri la qualità del sapore e della consistenza. Con il gusto interagisce anche l’udito. I rumori possono irritare il soggetto tanto da creare una distrazione interna e limitare le qualità gustative dell’alimento. Un particolare interesse va poi riconosciuto al ruolo psico-affettivo della stimolazione e della soddisfazione del cibo. Alle risposte sensoriali legate al soddisfacimento del bisogno alimentare fanno certamente da intermediari della nutrizione gli aspetti edonistici. Il carattere affettivo dei sapori nell’alimentazione corrisponde a due particolari bisogni psicofisiologici: il bisogno di alimentarsi, cioè la fame e la sete, e l’inverso, la sazietà, che contribuisce alla regolazione e all’equilibrio fra quantità e qualità; un equilibrio che si genera altresì con l’apporto delle sensazioni dell’apparato digerente. Anche se non sempre perfettamente circostanziate, esse sono talora poco e talvolta molto intense, a volte evanescenti e confuse, con diverse sfumature psichiche che si ripercuotono sulla coscienza. Il contributo di ciascuna sensazione raggiunge comunque il risultato di offrire alla coscienza un effetto comune, un’unità e un’individualità di appetito, di fame o di sete. Dalla sensazione della fame si tiene distinta quella di appetito. Quest’ultimo è congiunto all’idea del cibo e varia secondo la specie dei cibi a cui ci riferiamo. L’appetito è legato a un certo alimento rievocato e appare con un particolare ritmo, a una certa ora, a volte anche dopo un pasto abbondante. È quindi una sensazione di bisogno e non di deficienza; una sensazione piacevole che si fa acuta per un intervento estraneo alle cause puramente fisiologiche e, a differenza della fame, che cresce continuamente, l’appetito appare con un eccitamento improvviso e perfino molesto se non è appagato. La fame è il sintomo che i principi nutritivi di cui il corpo ha bisogno sono venuti meno: essa si presenta con una sensazione di crampo allo stomaco, di languore, spossatezza, estenuazione, giramento di testa e ha un effetto diffuso che colpisce direttamente la personalità. Se non è soddisfatta i muscoli rischiano di divenire pesanti o flaccidi, la vitalità diminuisce, la temperatura corporea si abbassa e altrettanto frenata può essere l’organizzazione del pensiero, con facili cadute mnestiche, un senso di grande irritabilità, di inquietudine e ansia diffuse in tutta la persona. L’equilibrio psichico è instabile e le reazioni ad avvenimenti esterni possono essere eccessive. La fame e l’appetito possono essere anche strettamente legati all’età. I giovani li sentono in maniera più pressante rispetto agli adulti e agli anziani e per questo la loro resistenza di fronte a una mancata soddisfazione è assai limitata. La fame può essere patologica per esagerazione, per soppressione e per degenerazione alimentare. Nel primo caso si ha un eccesso di alimentazione che raggiunge gradi di intensità superiori ai bisogni: bulimia e obesità. Nel secondo si ha una soppressione della sensazione di fame: anoressia. La degenerazione alimentare è il soddisfarsi di sostanze improprie.

Allattamento

Nutrimento che viene offerto al bambino, espresso in calorie e in affettività dal rapporto madre-figlio. Non può sfuggire che, per esempio, ci possa essere la persona capace solo di vedere il latte come quantità, calorie e tempi di somministrazione, finalizzato all’accrescimento del peso e della statura, alle funzioni intestinali e al sonno che vengono valutati col metro dell’ansia ossessiva. In un’ottica educativa, quale è quella della Pedagogia Clinica, il percorso di aiuto rivolto alla genitorialità conduce verso un’analisi attenta dei tanti elementi che possono caratterizzare un valido sviluppo postnatale. Una particolare attenzione viene rivolta all’allattamento al seno, quale modalità fisiologica naturale certamente da favorire, ma non viene sottovalutato l’allattamento artificiale, per il quale è doveroso ribaltare ogni giudizio negativo, visto che, anche dando il latte al bambino col biberon, possono essere raggiunti stimoli affettivi simili a quelli ottenuti tenendolo poggiato sul seno nudo, in modo da fargli sentire l’odore e il battito cardiaco guardandolo negli occhi, parlandogli facendo così transitare quella qualità affettiva che va a completare le quantità caloriche.

Alterazione del dinamismo respiratorio

Disordine nell’alternanza inspirazione-espirazione. Si manifesta nell’ampiezza dei moti del torace (dispnea), nell’alterazione ritmica derivata da una prepotente inspirazione e da una tenuità nell’espirazione, tale da creare uno stato di affanno respiratorio che può provocare una sensazione di soffocamento e una condizione depressiva (polipnea). Poiché un dinamismo respiratorio ordinato è presupposto di equilibrio, di tranquillità emotiva e di organizzazione ritmica e cinestetica su cui si strutturano un regolare flusso tonematico e un’adeguata condotta, è indispensabile per la Pedagogia Clinica rilevare l’eventuale alterazione che, solitamente, sottende a instabilità motoria, intemperanze, precipitazione elocutoria e difficoltà espressivo-organizzative. Il dinamismo respiratorio richiede un’approfondita verifica che indirizza sulla scelta metodologica e il conseguente intervento di aiuto.

Alzheimer

La forma di demenza senile più diffusa nel mondo, caratterizzata da una perdita lenta, graduale e inarrestabile delle strutture e delle funzioni cerebrali per una progressiva degenerazione dei neuroni a cui segue il deterioramento progressivo delle funzioni cognitive con significative modificazioni della personalità e della condotta. Gli interventi pedagogico clinici possono essere rivolti, sia a chi soffre di Alzheimer, sia ai familiari e ai caregivers, e sono orientati a diminuire lo stress e fornire sostegno nella gestione della difficile situazione in cui tali soggetti si trovano. Ogni intervento alla persona con Alzheimer ha lo scopo di rallentare il decorso degenerativo e migliorare la qualità di vita; deve essere personalizzato sulla base delle sue capacità residue, le sue potenzialità presenti e le sue esigenze.