Anoressia

Stato di difficoltà da alterato comportamento alimentare, caratterizzato da rifiuto ostinato dei cibi, perdita di fame o di appetito o da fame avvertita ma non soddisfatta. L’anoressia qualche volta si riscontra nei lattanti in occasione dello svezzamento o del cambiamento di nutrice, come pure si può incontrare, dal secondo al terzo anno, in soggetti con rifiuto elettivo per il cibo da condotta fobica e anoressica e, verso i 4 e i 5 anni, in bambini che rifiutano di nutrirsi per la nascita di un fratellino o di una sorellina. Si parla in questi casi di anoressia primitiva. È inoltre particolarmente rilevante in adolescenti e giovani adulti, fra i 15 e i 25 di età e principalmente di sesso femminile, (anoressia mentale), i quali diminuiscono l’alimentazione senza ragione apparente. Tale condotta alimentare compare anche in alcune donne sposate che, in seguito a conflitti coniugali, si rifugiano o si vendicano rifiutando di alimentarsi o rigettando gli alimenti assunti.

Anoressia mentale

È caratterizzata da una deliberata perdita di peso, autoindotta e sostenuta dalla persona mediante l’evitamento dei cibi o per vomito autoprocurato, uso di lassativi e farmaci anoressizzanti o diuretici e un esercizio fisico eccessivo. È più frequente in adolescenti e giovani adulti di sesso femminile, più limitata nei maschi, in bambini in età prepuberale e donne fino all’epoca della menopausa. Nei soggetti femminili è presente amenorrea fin dalla fase iniziale; in quelli maschili c’è perdita dell’interesse sessuale e della potenza. Se l’esordio è prepuberale, la sequenza degli eventi evolutivi puberali è rimandata o arrestata, cessa l’accrescimento; nelle ragazze i seni non si sviluppano e c’è un’amenorrea primaria; nei ragazzi i genitali rimangono infantili. Le cause fondamentali dell’anoressia mentale rimangono difficili da comprendere, il terrore di essere grasso persiste come un’idea intrusiva prevalente, fattori socio-culturali e fattori biologici interagenti fra loro contribuiscono a determinarla, così come agiscono meccanismi psicologici meno specifici e una vulnerabilità della personalità sostenuta da una distorsione dell’immagine corporea. È comunque il corpo testimone del disagio e delle difficoltà e la persona trova nella Pedagogia Clinica soddisfacenti risposte proprio grazie ai metodi che si rivolgono alla corporeità, esperienze percettivo-corporee, contrattive e decontrattive muscolari, tattili che rianimano e che stabiliscano un contatto con se stessi, offrono l’occasione di coniugarsi tra la propriocezione e la fisicità del sentirsi, del percepirsi, del viversi forma, volume, spazio, tempo, di essere attivo o passivo. I vissuti tattili consentono di riconoscere e vincere ogni atteggiamento ostile o timoroso nei confronti del corpo, assumere una nuova consapevolezza e originare nuove forze generatrici di equilibri, accettazione e piacere. Il corpo è risvegliato dalle stimolazioni tattili e sollecitato da immagini positive di , a cui contribuiscono suoni e segni del movimento e del respiro che assicurano esperienze idonee a sviluppare sentimenti di fiducia e sicurezza e gli conferiscono nuovi modi di essere e di rappresentarsi