Apatia

Stato temporaneo o prolungato di indifferenza emotiva, indolenza, inerzia nei confronti dell’agire, insensibilità agli stimoli provenienti dagli eventi della vita. La persona che vive questa condizione è incapace o poco disponibile a provare emozioni e rintracciare motivazioni, a partecipare scambi interattivi con interesse e coinvolgimento affettivo. Il disagio che ne deriva è notevole e può ingenerare contrasti, ostilità e avversioni che vanno ad alterare gli stili di rapporto. Spesso confusa, l’apatia può celare qualcosa di cui anche la persona non è pienamente consapevole; si ritiene necessario un intervento, specie quando essa va a inficiare o a inquinare il processo evolutivo. Per ritrovare le forze ergiche necessarie a contrastare l’inefficienza, rintracciare le proprie motivazioni e l’intenzionalità, l’apatico necessita di un cambiamento che può giungere solo se è aiutato a dare risposte utili alla sofferenza affettiva. Non una cura della malattia dunque, come fosse un sintomo, ma un intervento di aiuto per evitare l’acuirsi di un più consistente disagio, fronteggiare gli aspetti inibenti, promuovere la fiducia nel formalizzare azioni, e un’efficiente disponibilità aggregazionale. L’impegno pedagogico clinico deve dare origine a un senso di nuovo ottimismo al fine di superare ogni condizione ambientale non favorevole, permettere al soggetto di conseguire una migliore qualità della vita per mezzo di stimoli, di interessi e di curiosità, un riconoscimento della sua persona in opposizione all’emarginazione e all’isolamento e a ogni sorta di disimpegno. Un aiuto siffatto si basa su un training ricco di esperienze dinamiche indispensabili al processo di educazione integrale dell’individuo e adatte ad assicurargli l’evoluzione nella consapevolezza del e nella costruzione della propria identità, nonché la capacità di instaurare rapporti soddisfacenti con gli altri e sviluppare le dimensioni dell’affettività, della socialità e dell’identità che sostengono una relazione integrata tra il corpo, lo sviluppo intellettuale e l’equilibrio affettivo.

Aplomb

Definisce un corpo che si mantiene in perfetta verticale in riferimento all’asse e con il peso distribuito in perfetta equità. In Pedagogia Clinica è inteso come equilibrio posturale, testimoniato dalla persona con una postura in armonia tra verticale e orizzontale. L’aplomb si può individuare quando la persona si trova in posizione eretta appoggiata al muro con in mano, all’altezza del femore (trocantere), l’estremità alta del filo a piombo, che a sua volta poggia in basso, sulla caviglia, più precisamente in corrispondenza del malleolo esterno. Ciò può verificarsi se l’individuo avanza leggermente con i piedi così che la verticale delle gambe possa coincidere con quella cosmica. Solo stando in questa posizione il corpo si trova in equilibrio senza alcuno sforzo muscolare, unicamente per effetto della gravità. Essere sicuri di e sentirsi in equilibrio, per la Pedagogia Clinica, è uno degli obiettivi più importanti da inseguire. Si tratta di far prendere coscienza della globalità delle attitudini, delle condizioni di scioltezza soprattutto a livello della colonna vertebrale, di far assumere una conoscenza del proprio schema posturale, dell’abilità a stare sull’asse, dell’opportunità di aggiustarsi e di assimilare una postura naturale contemporaneamente all’abbandono delle tensioni. Il Pedagogista Clinico®, nell’operare su soggetti di età diversa, sostanzia l’aiuto con attività e sollecitazioni differenti, ma non dimentica di proporre esperienze di mobilità e di ricerca di assetti posturali, dialoghi corporei che permettono di rintracciare la topografia corporea, la definizione dell’asse e dei semisomi con aggiustamenti al suolo e bilanciamenti in stazione eretta alla ricerca dell’equilibrio statico, di mimesi e coreografia posturale.

Appercezione corporea

In Pedagogia Clinica definisce il più alto livello di autocoscienza che si distingue per chiarezza e consapevolezza di . È la capacità di pensare e di sentirsi, parteciparsi in maniera chiara fino a cogliere unitariamente ogni parte distinta di , frammenti e tasselli di un mosaico con cui ricomporre una globalità, il corpo-persona. Animato da stimoli molteplici, il corpo viene inseguito, raggiunto e pensato dall’identità personalogica, che assume consapevolezza di ogni aspetto psico-corporeo e affettivo, dando accesso a una sintesi rappresentativa.

Apprendere

Processo dinamico distintivo dell’uomo caratterizzato dalla forma pensante e attiva del fare che ne determina un cambiamento e un’evoluzione. Apprendere è un’esperienza globale che richiede alla persona percorsi di esplorazione, di ricerca, in un continuum in cui la valenza affettiva dell’interazione sottolinea e rinforza il contesto di fiducia reciproca tra gli attori della relazione educativa. In Pedagogia Clinica, sostenuti dal principio di globalità e di educazione, quando ci si riferisce all’apprendere ci si appella a un processo dinamico basato sulla concezione attiva, su ciò che valorizza lo sforzo per appropriarsi delle conoscenze provenienti dall’esterno, impegnando tutte le abilità, fisiche, psico-affettive e cognitive che, espresse con intenzionalità, trovano occasione di emancipazione. È un apprendere, quindi, che non passa da vie direttive e istruttive, bensì da una condizione favorente che permette alla persona di scegliere liberamente tra le soluzioni possibili quella considerata la più adeguata.

Apprendere dall’allievo

Azione che permette all’insegnante di individuare immediatamente ciò che inibisce e frena l’allievo e ciò che lo favorisce e di conseguenza aiutarlo. L’insegnante, secondo i principi della Pedagogia Clinica, non ha bisogno di utilizzare modalità discriminatorie clinico-nosografiche, strumenti o schede di valutazione, poiché non deve valutare bensì conoscere l’allievo, imparare da lui, e solo dopo avere appreso “la lezione” può iniziare a insegnare. L’allievo comunica il suo essere e il suo esistere, le sue necessità per mezzo di cinemi, di esibizioni fisiognomiche e di linguaggi testimoni; all’insegnante spetta lo sforzo di decifrarli e comprenderne i significati. Il potenziale maturazionale può essere conosciuto e appreso da ogni comunicazione che l’allievo invia per mezzo del repertorio semiotico della produzione segnica, della rappresentazione posturale, della polisemia tattile-corporea, del sofisticato strumento tonematico e l’esplorazione dei significati narrativi in ogni loro funzione semantica e sintattica. L’allievo si propone come un testo che narra di , un libro che ci offre inoltre in lettura il campo semantico delle passioni, delle sensazioni ed emozioni o feelings, espresse con i segni della meraviglia, dell’ammirazione, del desiderio, della tristezza… Ogni atteggiamento, ogni movimento, abitudine, stato di malessere o di benessere, armonia o mancanza di equilibrio, ogni modo accanito per affermarsi o per difendersi, mette in evidenza i legami connessi alle emozioni e agli stati psicofisici; un prezioso processo conoscitivo da cui è possibile mettere in atto un valido aiuto.

Apprendimento

Cambiamento che avviene in una persona come risultato dell’esperienza e della pratica che lasciano tracce emozionali sia nelle connessioni neuronali che nelle strutture cerebrali. Gli apprendimenti sono tanti e in quanto modificazioni dell’essere vivente non finiscono mai. Si può fare una distinzione fra gli apprendimenti che possiamo definire “naturali” e quelli di tipo scolastico. Fra i primi, possiamo annoverare gli apprendimenti motorio, prassico, gnosico, del linguaggio e sociale. Essi si sviluppano spontaneamente, a condizione che sia avvenuta una maturazione biologica che abbia rispettato l’evoluzione, che siano presenti una motivazione, un buon equilibrio emotivo e continui stimoli ambientali adeguati e sufficienti. Per i secondi, gli apprendimenti di tipo scolastico, oltre alla maturazione biologica e ai fattori emotivo-motivazionali, occorrono degli stimoli specifici, che dovrebbero far parte della didattica pedagogico clinica. Allora saranno possibili gli apprendimenti di compitazione, della lettura, dell’espressione scritta e del calcolo. Nella gerarchia degli apprendimenti si distinguono vari livelli: l’apprendimento associativo (condizionamento), discriminativo, concettuale (il principio che lega un insieme) e l’apprendimento per simboli (formazione di un’idea che corrisponde a un oggetto della realtà e lo rappresenta pur non essendo identico a esso). La Pedagogia Clinica, tali esperienze apprenditive le considera sempre nel loro rapporto con lo sviluppo affettivo. L’apprendimento, nella sua complessità, è una funzione globale della personalità in quanto vengono attivati meccanismi neuro-sensoriali e psichici, non soltanto cognitivi, ma anche affettivi e motivazionali. Esso procede attraverso una riorganizzazione del materiale da apprendere, un’elaborazione e interazione con altro materiale appreso in precedenza, un accumulo organizzato nel magazzino di memoria a lungo termine, un richiamo da questo magazzino e un’attivazione al momento dovuto. L’apprendimento, in quanto funzione globale, necessita di tener conto dei fenomeni che a esso sono legati: la motivazione, l’attenzione, la memoria, lo stato emotivo, l’informazione, l’organizzazione temporo-spaziale, la lateralizzazione, la struttura ritmica e le abilità pratto-gnosiche. Ciò obbliga la Pedagogia Clinica, nella sua costante ricerca, a promuovere attenzioni necessarie nella scuola e chiede agli insegnanti, ancora prima di offrire stimoli agli allievi, di apprendere da ciascuno i suoi stati di vera necessità e le vie attraverso le quali soddisfarli. L’insegnante ha il compito di osservare, leggere, verificare e conoscere le Potenzialità, le Abilità e le Disponibilità, (PAD), le caratteristiche psicofisiche e lo stile comportamentale dell’allievo, individuare e comprendere l’origine e il valore di ogni sua manifestazione. Un insegnante professionalmente preparato sa che soggetti con abilità diverse possono raggiungere, in altro modo, per altra via, con altri mezzi e in momenti differenti, un adeguato apprendimento, e ha l’obbligo di individuare lo speciale percorso lungo il quale deve condurli. Egli deve tornare a essere centro e perno dell’impegno pedagogico clinico mirato a sviluppare le capacità, le attitudini, le disponibilità, incoraggiare l’originalità, la creatività, potenziare l’individualità di ciascun allievo in un integrato schema collettivo e per questo deve basarsi su una metodologia che superi il mero criterio dell’istruzione per volgere verso un’educazione artefice dell’apprendere con profitto.

Approvazione

Lode o plauso nei confronti di una prestazione ben condotta, di un positivo comportamento o concetto espresso da una persona o un gruppo di persone. Riconoscere ed esaltare la persona infonde sicurezza, certezza, le permette di vincere ogni sensazione di insufficienza, ogni sentimento di inferiorità e inadeguatezza. Il valore educativo dell’approvazione ha un’espansione edificante e propositiva nella persona delle sue istanze affettive e relazionali. Soddisfatta dal bisogno di essere approvata e apprezzata essa si sentirà sicura di e con gli altri, sarà capace di dominare situazioni e fatti con padronanza e creare rapporti di intesa e di scambio favorevoli e positivi

Appuntamenti non rispettati

Sono quegli appuntamenti che, programmati, non vengono rispettati. Il contratto definisce i comportamenti tra cui l’impegno in caso di assenza a darne preavviso in tempi utili e in mancanza di questo dover corrispondere ugualmente l’onorario. Ogni mancato rispetto di un appuntamento dovrà comunque essere valutato per rilevare la causa che lo provoca.