Avviamento professionale

Processo di preparazione di un soggetto all’attività lavorativa. Per il diversabile è traducibile in un passaggio assai complesso, sia per le competenze degli specialisti impegnati in tale compito educativo e professionale, sia per l’assolvenza da parte delle istituzioni. Ancora oggi, infatti, sul tema c’è una gran confusione. Il criterio sanitarizzante, di malattia, ha condotto l’organizzazione sanitaria, che assolve tale impegno, a prevedere, una volta raggiunto il diciottesimo anno di età, che il giovane venga trasferito in istituti, in centri specializzati, in case e laboratori protetti; solo per alcune particolari situazioni sarà previsto, in forma comunque protetta, l’inserimento nel lavoro. Per questi motivi la scuola rimane inerte e incapace di predisporre per il diversabile una preformazione professionale che ne faciliti l’avviamento al lavoro, costringendolo poi a vivere di assistenza, in un clima di anomia e disuguaglianza sociale. L’esclusione è il prodotto di un’organizzazione sociale incapace di dare alla persona la possibilità di gestirsi in proprio, imponendole la gestione di altri in un gioco di mercificazione di . L’organizzazione sanitaria, del resto, ha bisogno di oggettivare l’altro, perché deve curarlo, ma in tal modo lo disumanizza, gli toglie ogni connotato di identità, lo trasforma in oggetto anonimo. Basata sul principio della compensazione sociale, la Pedagogia Clinica studia l’avviamento professionale della persona diversamente abile con attenzioni specifiche mirate al processo educativo che, nel rispetto di uno sviluppo creativo e originale, riguardano un compito di costruzione e di edificazione sociale e collettiva a cui ogni soggetto diversabile, insieme agli altri compagni abili, prende parte e si rende attore e protagonista della propria storia, in rapporto alle proprie possibilità. Perciò la Pedagogia Clinica oggi, schierata contro le inadeguatezze, si orienta a sviluppare efficaci rapporti di scambio e di collaborazione, utili compensazioni nel superare la solitudine, muove verso nuovi impegni, tenendo presente i suggerimenti dell’ergopedagogia, un criterio di aiuto orientato all’esito della preformazione professionale nella scuola e all’inserimento in azienda