Classificazioni

Sono riferibili a un inquadramento che ordina e sistema all’interno di una definizione aspetti uguali e omogenei (ICD 10 e DSM). Il Pedagogista Clinico®, che dalla sua formazione ha avuto occasione di conoscere il linguaggio cui gli specialisti, specie del settore sanitario, fanno riferimento, ha appreso le classificazioni non per classificare le persone, bensì per poter essere pronto a confrontarsi e a collaborare con gli altri professionisti. Preparato a non farsi tradire dalla storia egli non lavora su noxae, perciò una persona che si chiama Giovanni, non verrà bollata come “trisomica” o “Down”, in quanto non si ferma davanti a un termine con cui si attesta il disturbo. Si oppone dunque alle classificazioni, che considera prodotto di un criterio separatista, siano esse mediche o psicologiche, quadri sindromici, misurazioni e punteggi che concretizzano un fiscalismo protocollare. Quando ci si rivolge a bambini in obbligo evolutivo poi, la giungla di classificazioni diventa particolarmente insidiosa, poiché i disordini non possono essere considerati stabilmente e definitivamente e quindi sono difficilmente circoscrivibili con una denominazione.

Classificazioni dell’istruzione

Alcuni insegnanti per inadeguatezza educativa, di fronte alle insufficienze di un allievo, non esitano a rimproverarlo davanti a tutti i compagni, usando invilenti appellativi, non certo ricchi di attenzioni pedagogiche, come “svogliato”, “fannullone”, “disattento”, “cialtrone” …, spesso accompagnati anche da note di sarcasmo. Tali classificazioni sono il prodotto di chi crede nel far fare ad un agire su coercizione ed è incapace di conoscere e conseguentemente aiutare l’allievo a sviluppare le sue potenzialità e abilità anziché soffocarle. Vi sono insegnanti professionalmente inadatti a sviluppare nell’alunno le attitudini, il carattere, gli interessi, il saper stare in relazione al gruppo nel rispetto di ogni componente ed essere in grado di indirizzarsi a essa con grande plasticità di forme comunicazionali positive e ricchezza di contenuto psico-affettivo.

Cliente

Chi è solito acquistare merci in un medesimo negozio o chi frequenta gli stessi locali pubblici come bar, ristoranti, alberghi o altro, così come chi ricorre abitualmente allo stesso professionista. Pur essendo un lemma comunemente utilizzato in un grande spettro di combinazioni, la Pedagogia Clinica lo considera inadeguato e sovrastrutturale rispetto al termine “persona” che viene invece privilegiato.

ClinicalMentalPicture® (metodo)

Il metodo è rivolto a favorire una relazione attraverso il racconto che raccoglie l’immaginazione creativa. Un comunicare attraverso la parola che diventa creazione culturale; si tratta di fantasmagorie che si inseriscono nella trama d’ambiente e sono produttrici di valori, occasioni per fare ereditare all’uomo insegnamenti già avvalsi da antichi maestri e che, come da sempre lo hanno aiutato, e continuano ad aiutarlo nel costruire il proprio mondo ideale, fatto di sentimenti e aspirazioni. L’uomo per la sua costante evoluzione formativa, ha assai bene dimostrato le valenze di un aiuto fantasmagorico offerto dall’ascolto di parole, appagato appieno dalle suggestioni del sentimento spinto dalla fantasia alla costruzione di quel mondo ideale in cui ognuno ha l’impressione di vivere effettivamente la propria vita. I racconti, condotti pur con diverse modalità, affascinano la persona; si tratta di atti creativi i cui incantesimi sono destinati a sviluppare la coscienza immaginifica: come seguire un percorso la cui azione porta effetti positivi, scoprire se stessa mentre agisce, oppure trovare le proprie soluzioni per soddisfare i suoi bisogni. Visualizzazioni positive, racconti che creano un’idea e che la Pedagogia Clinica tiene presenti per aiutare la persona a soddisfare le proprie speranze, realizzare quello che desidera, raggiungere effettivamente ciò che ha immaginato. Un aiuto in tal senso giunge dal metodo ClinicMentalPicture, fatto di racconti le cui visualizzazioni possono rispondere ai desideri della persona, tra cui ad esempio, acquisire abilità oratoria, essere capace di fronteggiare gli avversari nei confronti sportivi, avere maggiori energie nel prendere delle decisioni… un vedersi, un parteciparsi, assumere un nuovo controllo e nuove abilità distributive di .

Approfondimenti:

Clinico

Nel 1974 l’aggettivo “clinico” attribuito da Guido Pesci alla sua nuova disciplina Pedagogia Clinica e alla nuova professione di Pedagogista Clinico® fu orientato al principio di “aiuto alla persona”, in opposizione alla concezione patologico-terapeutica focalizzata sul deficit secondo il suo più comune significato di “esame e cura del malato”. Clinico ha rappresentato e rappresenta perciò il focus dell’elevazione professionale del Pedagogista Clinico affidato alla pratica del concreto, indirizzato a dare risposte educative e positivamente creative al vasto ambito dei bisogni della persona e sostenuto da metodi, tecniche e tecnologie pedagogico cliniche

Clownerie

Metodologia che applica un insieme di tecniche derivate dal circo e dal teatro di strada al fine di creare situazioni ludiche in cui trovano spazio il buon umore, la meraviglia, il piacere, il riso e il pensiero positivo. Anche il Pedagogista Clinico®, pur senza cerone, senza trucco e senza costume, è chiamato a essere come il clown, poeta del sorriso, capace di aiutare l’altro a cogliere l’aspetto comico, restituirgli gioia e serenità creando una giostra simpatica con cui superare impacci e contraddizioni.