Inclusione

Concetto utilizzato per segnalare come l’esperienza scolastica debba essere un obiettivo significante da garantire a tutti gli alunni, riconoscendo che ogni allievo ha caratteristiche, interessi, predisposizioni e necessità di apprendimento che gli sono proprie. Alla scuola e ai sistemi formativi in essa seguiti è perciò richiesto di tenere conto di questa grande diversità di caratteristiche e di bisogni educativi, con l’obiettivo di costituirsi come comunità accogliente per tutti, nel rispetto del bisogno proprio di ciascuno senza distinzione. La Pedagogia Clinica che si appella alle caratteristiche qualitative dell’individuo che lo designano nella sua unicità e globalità e attira l’attenzione sul rispetto rivolto all’essere nella sua “persona” in relazione con il mondo inteso come protagonista di vita, persegue il concetto di inclusione da sempre.

    Difficoltà di linguaggio e inclusione

    Solitudine e inclusione sociale

    Accogliere e integrare gli alunni diversamente abili: oltre la comunicazione per aprirsi alla relazione

Inconscio

L’insieme degli elementi che, in quanto soggetti a rimozione, non possono divenire coscienti. Il termine “inconscio” viene perciò usato per definire l’insieme dei processi che influiscono sul comportamento, ma sfuggono alla coscienza. Cacciate dal campo cosciente da una potenza di controllo etico (la censura), le forze inconsce giungono tuttavia a manifestarsi in certi atti della vita quotidiana (lapsus, dimenticanze), nei sogni e nei sintomi nevrotici. Nell’inconscio nascono e risiedono i meccanismi di difesa, i desideri e i fantasmi si organizzano in rapporti interumani e in vari comportamenti; esso è lo spazio psichico in cui si sviluppano gli istinti, il principio del piacere, forze che agiscono in noi e che non riconosciamo come parte della nostra personalità cosciente, le viviamo cioè come estranee finché non vengono riconosciute. La conoscenza e la comprensione dei fenomeni inconsci si raggiungono con l’esplorazione.

Indicatori dell’udito

Informazioni che aiutano a riconoscere prima possibile la funzionalità uditiva. Questo obiettivo può essere raggiunto dalle prove del “Boel Test” che vengono effettuate fra il 7° e il 9° mese. Il Boel Test ci fornisce informazioni sulla percezione uditiva di stimoli esterni tarati sulla frequenza della voce umana (campanellini), sulla percezione visiva di stimoli esterni (bastoncino rosso), sulle sequenze motorie necessarie per volgersi verso la sorgente sonora

Indicatori della motricità

Si tratta di caratteristiche referenti lo sviluppo psicomotorio e i suoi ostacoli. Lo sviluppo motorio visto come una sorta di lotta ingaggiata contro le forze di gravità (analisi antigravitaria) in cui i successi vanno in senso cranio-caudale, ossia dalla testa ai piedi e riguardo alla testa, se alla nascita si sostiene il bambino in posizione verticale, dapprima vacilla, ma già dal primo mese viene sostenuta. In posizione prona, il bambino, a partire da un mese e mezzo, riesce a sollevare la testa dal piano d’appoggio; in posizione supina la stessa competenza inizia intorno ai cinque mesi. Se si innalza il piccolo che si trova disteso sul piano d’appoggio in posizione supina, tirandolo su per le braccia (trazione), dapprima vedremo che la sua testa oscilla all’indietro, ma, intorno ai 4 mesi, segue il movimento in avanti del tronco impresso dalla trazione, e al quinto mese “anticipa” il movimento venendo su per prima. Questo “anticipare” il movimento mostra il punto di contatto fra lo sviluppo motorio, una maturazione neurologica che sta avvenendo e lo sviluppo relazionale, tradotto dalla funzione energetico-affettiva. Nei primi mesi risposte utili pervengono dalle verifiche sul riflesso di Moro e il grasp delle mani e dei piedi, momento in cui, anche se il dominio motorio è a livello riflesso, consentirà di conoscere le qualità delle innervazioni toniche. Le competenze motorie si arricchiscono, a nove mesi il bambino è capace di alzarsi in piedi da supino con rotazione del corpo e appoggio, dai dodici mesi si alza in piedi dalla posizione supina con rotazione ma senza appoggio e spesso passando dalla posizione plantigrada. Per ogni esposizione evolutiva, gli indicatori sono da accogliere come messaggeria per un eventuale intervento di recupero.

Indicatori della relazionalità

Sono segni che si possono rilevare nel bambino piccolo, considerati attendibili in merito alla regolarità del suo sviluppo relazionale. Tra questi si possono richiamare la risposta anticipatoria, che si ha quando si protendono le braccia per prendere il bambino e questi anticipa il nostro intento buttandosi in avanti per essere preso in braccio; l’aggiustamento corporeo, quando il bambino aggiusta la postura del corpo a quella dell’adulto che lo tiene in braccio, e si viene così a stabilire un dialogo tonico posturale; la coccolabilità-consolabilità, quando il bambino mostra di gradire essere coccolato e quando piange e risponde positivamente alle iniziative consolatorie dell’adulto; l’allerta uditiva, quando orienta la sua attenzione verso rumori, suoni, o voce umana presenti nell’ambiente; la direzione dello sguardo quando il bambino è attratto visivamente, in tempi molto precoci, da una maschera con due punti che prefigurano gli occhi del volto umano e l’attenzione congiunta quando egli, su sollecitazione, direziona assieme all’adulto l’attenzione verso qualcosa.

Indicatori della vista

Derivano dalle informazioni fornite dalla visita oculistica a partire dal primo anno di vita, con il controllo completo degli occhi, e da verifiche condotte con la collaborazione del bambino a partire dai 4 anni da cui si traggono indici sull’acuità visiva (ottotipi a caratteri morfoscopici), la funzione binoculare (stereo test Lang), la collaborazione binoculare (pol-test) e il senso cromatico (tavola pseudo isocromatica).

Individualizzazione

Intervento di aiuto alla persona che tiene conto dei suoi esclusivi stati di necessità e delle sue Potenzialità, Abilità e Disponibilità (PAD) rilevate per mezzo di un’attenta verifica. L’individualizzazione delle esperienze basa i suoi principi sul rispetto della globalità e dell’unicità per prevenire e vincere ogni eterocronia e svantaggio e ogni forma disarmonica di sviluppo. Relativamente alla scuola, anche l’integrazione scolastica si realizza attraverso un’organizzazione dell’attività educativo-didattica flessibile e rispondente a una programmazione scolastica individualizzata, criterio questo che si afferma e si rintraccia nella formulazione del Piano Educativo Individualizzato (PEI)

Individuazione precoce (scuola dell’infanzia)

È un percorso conoscitivo richiesto dalle Linee Guida del Ministero della P.I. che sottolineano come nella scuola dell’infanzia ci sia la necessità di utilizzare più indicatori che possono esprimere la maturazione lenta o atipica e la scarsa efficienza, ma non predire se la difficoltà si risolverà o esiterà in un disturbo, e inoltre come solo nell’ultimo anno di frequenza sia possibile rilevare potenziali difficoltà, evidenziando eventuali situazioni di criticità, specie fra i bambini anticipatari. Il principio dell’individuazione precoce richiede ai docenti la necessità di un’attenzione specifica nell’analizzare, conoscere ed osservare sistematicamente l’evoluzione dei bambini, realizzando un percorso formativo di continuità con la successiva scuola primaria in stretto raccordo con le famiglie. Le situazioni di criticità, si afferma nelle Linee Guida, che vista la naturale condizione evolutiva propria dell’età, sono da affrontare da parte della scuola e non attraverso l’invio dei bambini ai servizi sanitari.

Individuazione precoce (scuola primaria)

L’individuazione precoce di fattori di rischio è richiesta dalle Linee Guida del Ministero della P.I. e affermano che nel corso del 1°anno possono essere individuati fattori di rischio correlati però anche alle modalità di insegnamento ed alle proposte didattiche complessive, e che solo al termine del secondo anno di scolarizzazione è possibile pervenire ad una diagnosi certa di DSA. Agli insegnanti l’obbligo di una attenta osservazione sistematica degli apprendimenti e la realizzazione di specifici, tempestivi ed immediati percorsi didattici, al termine dei quali ed in assenza di risultati significativi è opportuno procedere alla consultazione diagnostica, ossia inviare per il tramite delle famiglie i bambini ai servizi sanitari. Pur nelle variabilità delle singole situazioni e di possibili ritardi nelle segnalazioni, la diagnosi di dislessia e disortografia deve avvenire durante il 2°quadrimestre della seconda classe primaria e la diagnosi di discalculia e disgrafia al termine del terzo anno di primaria.

Inferiorità

Condizione di chi non ha fiducia in e si sente inferiore agli altri. Di chi non ha il coraggio della deliberazione e vive in subordinazione, a volte provando invidia per quello che gli altri riescono a essere e realizzare, senza promuoversi. Un’incapacità di agire, di esprimere spontaneamente quel che veramente una persona si sente e si pensa, è alla base del sentimento di inferiorità, della scarsa autostima e della debolezza delle forze ergiche dell’Io. Quando la sfiducia si presenta invincibile si può parlare di complesso di inferiorità.