Quoziente Intellettivo (Q.I.)

Misura dell’abilità mentale di un soggetto definita attraverso test intellettivi standardizzati e somministrati individualmente. In base al quoziente intellettivo si può rilevare la superdotazione così come il ritardo mentale che, viene a essere distinto in gravissimo o profondo (Q.I. < 20 o 25), grave (Q.I. da 20-25 a 35-40), moderato (Q.I. da 35-40 a 50-55), e lieve (Q.I. da 50-55 a 70). Il concetto di ritardo mentale è il più indeterminato e difficile con cui vengono definite categorie eterogenee di persone. Vi rientrano soggetti patologicamente ritardati afflitti da insufficienze organiche e altre forme e fenomeni molteplici, soggetti fisicamente normali, ritardati e sottosviluppati a causa di condizioni ambientali ed educative difficili e sfavorevoli. Ne consegue che i processi dello sviluppo presentano una grandissima varietà di forme, perciò la definizione di “ritardo intellettivo” non dice nulla al Pedagogista Clinico® che ha l’obbligo di riferirsi al quadro generale e completo della personalità e non limitarsi ai sintomi e ai deficit presi separatamente, considerando l’esistenza di un ritardo generico. Al principio di suddivisione dei bambini selezionati con test psicometrici dell’intelligenza, considerata come qualcosa di unico e di integro, la Pedagogia Clinica contrappone la necessità di conoscere ogni particolarità e spiegarla; studiare non l’insufficienza, ma il soggetto portatore dell’insufficienza, anteporre un’analisi qualitativa e non avere una stima numerica esatta relativa al Q.I. Accostarsi correttamente al ritardo mentale per la Pedagogia Clinica significa promuovere uno studio complesso e completo della personalità nell’interazione con l’ambiente circostante, poiché vi sono delle possibilità di compensazione e bisogna renderle accessibili.