Scuola attiva

Locuzione utilizzata in contrapposizione a “scuola passiva”. Attivo è l’allievo che si muove, si agita, esegue un lavoro, scrive, disegna, che fa qualche cosa invece di ascoltare. La scuola attiva è contraria al predominio dell’intelletto sul sentimento e sull’attività, capace di stimolare nell’allievo sentimenti di gioia e di bellezza, di metterlo in contatto con la natura, di sperimentare la coeducazione, il lavoro in gruppi e soprattutto il lavoro, nella convinzione che il soggetto impara assai più facendo che vedendo o ascoltando. È una scuola chiamata a sviluppare la libertà, l’autonomia e il senso di responsabilità. Nella scuola attiva l’insegnante non potrà più essere un formatore di anime in senso tradizionale, o, come molto spesso avviene, un trasmettitore di cognizioni con il proposito di sollecitare il più possibile l’avvento dell’età adulta, o che istruisce o più negativamente, un imbottitore di crani. Ma tale concezione della scuola attiva, per divergenze di opinioni, idee non chiare e malintesi dovuti in special modo alla vaghezza del termine “attiva”, non riuscirà mai a trovare espansione, soprattutto se gli atti e gli sforzi sono obbligati, per essere suscettibili all’uso di punizioni, al gioco di voti, ricompense, esami, minacce… La scuola attiva e i principi che la sostanziano hanno trovato spessore nell’enunciato del principio funzionale del bisogno, della legge del bisogno o dell’interesse. Essa diviene così debitrice dell’educazione funzionale