Sguardo (la lingua dello)

.Repertorio ricco di segni espressivo-comunicazionali. In esso sono compresi la mobilità oculare, ossia la possibilità di muovere gli occhi nelle diverse direzioni aiutati dai muscoli pellicciai del volto, l’intensità e la durata dello sguardo, il chiudere e il socchiudere gli occhi mentre ci si relaziona con l’altro, i muscoli del collo per le diverse apostrofe prossemiche della testa e ogni profilo di mobilità posturale. Lo sguardo è strettamente legato alla relazione con i processi posturali e attentivi, quell’ad-tendere verso un polo di riferimento con un’attenzione concentrata, rivolta, al pari delle corde sonore, ai segni sonori e alle componenti acustiche, a ben indirizzare gli stimoli sull’altro, offrendo una gamma di messaggi che ben ne definiscono il repertorio grammaticale e sintattico; parti interagenti molteplici che esprimono a un tempo il rapporto tra postura, spazio e relazione. La lingua dello sguardo, come ogni lingua, è un poderoso strumento maieutico del pensiero che trova ausili nelle sopracciglia, nelle palpebre, nelle ciglia, nella velocità del moto oculare, nella misura delle pupille. Gli occhi sono il centro dell’espressione, capaci di registri e sottigliezze; possono deridere, disprezzare e sfidare, infiammare, rivelare il piacere e il divertimento, sono testimoni di intenzioni amichevoli, serenità e appagamento o sfumato disprezzo, tanto eloquenti ed efficaci da fare impallidire le parole