Sonno

Sospensione temporanea della coscienza e delle manifestazioni della vita di relazione dell’organismo, mentre prosegue, sia pure rallentata, la vita vegetativa: il polso e il respiro si fanno più lenti, il cuore batte con minore energia rallentando il ritmo della circolazione sanguigna, la digestione si svolge meno velocemente, la secrezione renale diminuisce di quantità, ma non di concentrazione e aumenta quella sudorale. Tutti i muscoli, a eccezione degli sfinteri anale e vescicale, si rilassano e le palpebre si abbassano, mentre i globi oculari ruotano in alto e verso l’esterno. In conseguenza di tale rallentato ritmo di attività e di funzioni organiche, il metabolismo basale diviene più basso. Attualmente, la registrazione poligrafica dell’attività elettrica cerebrale e di altre funzioni fisiologiche concomitanti ha permesso di rilevare l’esistenza di due tipi di sonno nettamente distinti l’uno dall’altro: il sonno lento o a onde lente (sonno NREM) e il sonno rapido o a onde rapide (sonno REM). Nel sonno NREM è possibile distinguere quattro stadi di differente profondità, ciascuno dei quali presenta un tipico quadro elettroencefalografico. Il sonno REM o con movimenti rapidi degli occhi si presenta ogni 90 minuti ed è caratterizzato da una intensa attività cerebrale e neurovegetativa e da una caduta del tono muscolare. Anche se oggi non si esclude che dei sogni possano verificarsi durante il sonno lento, indubbiamente sono presenti durante il sonno REM. Ma ciò non è condizione necessaria né sufficiente dell’attività onirica; non è sinonimo di sonno con sogni. I sogni possono presentarsi in associazione a qualsiasi tipo di attività cerebrale registrata dall’EEG. È però possibile riscontrare delle differenze sostanziali tra le attività mentali riportate da fasi REM e quelle riportate da fasi NREM. Le prime sembrano essere più vivide, bizzarre, meglio organizzate e a contenuto emotivo; le seconde risultano invece più simili ai pensieri e sono poco organizzate. I sogni sembrano fare la loro comparsa fra i 15 e i 18 mesi. Sono un fenomeno psicologico definito in relazione alla qualità di un’esperienza e pertanto appartengono a un dominio concettuale totalmente distinto da qualsiasi stato fisiologico definito su basi non esperienziali. Il sonno è un bisogno intrinseco capace di essere soddisfatto per gran parte degli individui da orologi organici, biologici, regolati sui mutamenti ritmici della natura. Questi ritmi possono funzionare da campanelli d’allarme e sono capaci di sincronizzare vari aspetti del metabolismo con dati momenti della giornata, regolando in tal modo i fondamentali processi vitali nel rispetto delle alternanze del giorno e della notte. La luce desta l’uomo e l’alba è la sua sveglia; il ciclo del sonno e della veglia è la risultante di un intervallo approssimativo di 24 ore, noto come ritmo circadiano, definito il regolatore interno dell’uomo. Uno dei segni più evidenti di questo ritmo giornaliero è la temperatura del corpo che sale durante la giornata e scende nel corso della notte. Questa regolare routine del sonno notturno viene confermata ancora di più dalle caratteristiche comportamentali e ambientali e dai condizionamenti culturali. Il dormire è una condotta sottoposta a restrizioni, tanto che, per esempio, non si vuole che il bambino dorma a scuola, si considera sconveniente dormire il pomeriggio e si definiscono dei modulati stati di allerta non riconoscendo al sonno dell’uomo il diritto a ritmi personali. Queste abitudini convenzionali, stabilite dalla società, potrebbero perfino spingerci nell’errore di considerare insonne una persona solo perché non dorme la notte. Il sonno sembra assolvere a una funzione biologica, anche se non si sa ancora bene di quale tipo; ciò è dimostrato dal così detto rebound effect (effetto di rimbalzo), per cui se si perde una notte di sonno, questo verrà recuperato dormendo di più la notte seguente. Un recupero che tuttavia non eguaglierà il sonno originariamente perso. Le ore di sonno perduto possono essere, talvolta, vissute con grande disagio. Tutti conoscono i sintomi della carenza di sonno, lievi o intensi, capaci di rendere il soggetto cupo e irritabile, insufficiente nella concentrazione e nella capacità mnestica, con confusione nella vista, affievolimento nella capacità di giudizio, inquietudine e agitazione. Le difficoltà che le persone incontrano nel soddisfare il sonno della notte sono facilmente conosciute poiché esse spesso hanno la necessità di riferire ad altri al mattino i disagi sofferti. Tali narrazioni possono essere interessanti poiché, per come sono esposte, permettono di conoscere il carattere e la personalità del soggetto. Le lamentele possono richiedere comprensione, attenzione, avallo ed essere così indice di insicurezza, di immaturità, di infantilismo. Dai disagi espressi possiamo comprendere che cosa intendano le persone quando affermano di avere un sonno buono o cattivo, e quando il sonno è veramente fuori da una media di recupero. È importante anche venire a conoscenza dei fastidi subiti da chi dorme vicino al soggetto, poiché le lamentele che ne possono derivare vanno a incidere negativamente su di lui, gravandolo di sensi di colpa per il disagio che crea negli altri. Nell’analizzare le difficoltà del sonno, quindi, sono da annoverare le difficoltà nell’addormentamento, l’insonnia, l’ipersonnia il sonnambulismo, presenti, pur se con caratteristiche diverse, nei bambini, negli adulti e negli anziani.