Sordità

Detta anche “ipoacusia”, consiste nella diminuzione della funzione uditiva o perdita dell’udito unilaterale o bilaterale, congenita o acquisita. Le cause possono essere malformative, infiammatorie, tossiche, traumatiche, neoplastiche ecc. I sordi si distinguono in ipoacusici, con una sordità intorno ai 25/35 db, sordastri con una perdita di udito fra i 35 e i 55/60 db, sordi gravi con una perdita di 55/60 db fino a 80 db, oltre i 90 db vengono definiti gravissimi, sono sordi totali o cofotici. Questi ultimi si distinguono in nati sordi, per i quali il mondo dei suoni non esiste, non imparano spontaneamente né a emettere la voce né a riprodurre i suoni o a parlare; soggetti che hanno udito fino a 12-14 mesi e che perciò hanno ascoltato rumori, suoni, voci e parole e apprendono la logica del linguaggio verbale più agevolmente del nato sordo e parlano e scrivono con maggior proprietà di lui; soggetti che hanno udito fino ai 20-24 mesi e che perciò hanno assimilato il linguaggio verbale e hanno cominciato a usarlo e possono conseguire una maggiore spontaneità verbale rispetto a chi ha udito entro i 12-14 mesi. I soggetti divenuti sordi dopo aver superato il periodo della parola e/o della frase contratta, se seguiti, hanno maggiori probabilità di continuare a parlare con spontaneità, mentre quelli diventati sordi dopo i 4 anni, definiti “sordoparlanti”, possono mantenere il linguaggio già strutturato senza alterazioni fonetiche e un’organizzazione logica della frase strutturata. Gli interventi di surdopedagogia possono ottenere validi successi fino a far acquisire almeno una modesta abilità nel linguaggio con una corretta impostazione della voce.

    Verifica sperimentale dei nuovi metodi d’insegnamento del linguaggio ai bambino sordomuti