Vigilanza

Con la maturazione del Sistema Nervoso Centrale (SNC) si evolvono le funzioni operative di percezione e aggiustamento e con esse si sviluppano, sul piano motorio il tono e sul piano mentale la vigilanza, come la definiscono i neurologi, o attenzione, come viene chiamata in psicologia. L’attività reticolare può aumentare il tono di base, il livello di vigilanza e di selezione dei bisogni e accorda all’amigdala lo sviluppo dell’azione, condotta con una sorta di equilibrio energetico tra amigdala e setto, legato alla manifestazione delle attitudini affettivo-emozionali, naturalmente sotto il controllo globale dell’ippocampo, dove il setto avrebbe un ruolo di freno sull’attività dell’amigdala; fatto che ha portato a una serie di ipotesi sull’origine dell’instabilità psicomotoria. Sul piano neurologico il passaggio dall’aggiustamento impulsivo a quello controllato è rappresentato dall’equilibrio che si instaura fra l’attività della reticolare e l’attività di controllo corticale; la funzione di vigilanza è al massimo se c’è un livello medio di tono, per cui è necessario arrivare a questo controllo tonico. Quelle energetico-affettive sono dunque funzioni indissociabili, in cui la relazione fra il tono e la vita affettiva assume un ruolo centrale che si concretizza con la disponibilità del soggetto espressa dalla funzione di veglia, funzione, tra quelle energetico-affettive, che, dopo la nascita, essendo influenzata dalle esperienze di relazione positive con l’ambiente, diviene supporto e promotrice di apertura, interesse, motivazione e intenzionalità, nonché origine di tutte le forme di attenzione-vigilanza